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29 novembre 2009
...dell'utile per iscopo
Dal taccuino del giorno
Era sottinteso,
ieri, a proposito di eroi, che era un parlare più che altro a me stessa,
un rincuorare, un sorreggere.
Un appello
ancora a resistere, a riconoscere un senso all’impegno civile in questo paese,
ad un atteggiamento di dialogo.
Nelle parole di
un altro eroe, Saviano, in Gomorra, s’invoca l’opera di autori
che si servano dell’arte come mezzo per sviluppare, nell’opinione pubblica, un
livello più elevato del senso dell’etica come del senso della legalità, la fede
e la tenacia in valori che nel terzo millennio le nuove generazioni, a fatica,
raramente, possono sperimentare.
Accanto a forme
artistiche che considerano l’arte fine a se stessa (espressione e ricerca di un
senso autentico dell’esistente) su quella linea che ha visto incontrarsi la poesia lombarda di metà Novecento con
Saba e Montale, in contrapposizione a voci, movimenti, che, talvolta, si
disperdono in un edonismo vuoto, sterile, oppure sfociano nella dilatazione di
un illimitato espressionismo egocentrico,
l’appello di Saviano, sulla scia di una felice cinematografia, ricorda
l’atteggiamento impegnato dell’artista nel dibattito aperto da M.me De Stael.
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28 novembre 2009
è un eroe
Chi ha il
coraggio di dire la verità
È un eroe oggi
Antonio
Tabucchi, I fatti e i veleni, in L’Unità del 20
maggio 2008
Marco Lillo, Schifani e
il palazzo abitato dai boss, da "Il Fatto Quotidiano", 20 novembre
2009 in Micromega
Giancarlo
De Cataldo, Via Gradoli, cittadella del sesso con i fantasmi dei servizi
segreti
Romanzo Criminale , Einaudi
Giovanni
Sartori, Senza ideali molta ruberia , Corriere,21
novembre 2009 La Repubblica dei giocattoli , Corriere, 12 novembre 2009
Con loro molti altri.
Chi non svaluta il lavoro e rende
possibile lo sviluppo della dignità personale, è un eroe;
chi non ha bisogno di schiavi per
affermare la propria libertà e costruire il proprio benessere.
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7 ottobre 2009
Lex incede alta la fronte
dal
dì che nozze e tribunali ed are
dier alle umane belve esser pietose
di se stesse e d’altrui…
parole incise sulle pietre vestirono
regale auctoritas, tacquero spade fratricide.
Dalla marina schiuma leggera, di fiori
adorna, la dea un velo,
un filo d’illusioni tenaci,
tendeva
civiltà
giustizia...
| inviato da rmsilfilodibabele il 7/10/2009 alle 21:53 | |
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29 aprile 2009
Partenze e ritorni. Federalismo "sovranazionale" e Federalismo fiscale
dal taccuino del giorno
Tra partenze e ritorni, forse, si sosta sulla linea mediana
sulla quale arbitro è la convenienza del momento.
Movimenti centripeti hanno modificato nel 2001 l’Articolo
117 della Costituzione del 1948:
Costituzione del 1948
Articolo 117.” La Regione emana per le seguenti materie
norme legislative nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi
dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l'interesse
nazionale e con quello di altre Regioni…”
Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Modifica dell’Articolo 117
“La potestà
legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli
obblighi internazionali.
Lo Stato ha
legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
a)politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea…”
Articolo
117 http://www.nascitacostituzione.it/03p2/05t5/117/index.htm
Movimenti centripeti questi, che alcuni considerano
anacronistici e contraddittori, rispetto alla spinta centrifuga generata dal
volume e dalla qualità di accordi, di legami, intessuti dalle istituzioni
regionali a livello europeo e globale, nell’intento di accompagnare
l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.
Scenari
intrecciati, multiversus, locali, regionali, nazionali, europei,
sopranazionali, locali e globali, facevano, già negli anni sessanta, prevedere
ad Altiero Spinelli la fine dello Stato nella politica estera. Tale intuizione
riporta alla domanda generale sui nuovi caratteri dello Stato nell’epoca
globale ed ai problemi specifici che riguardano l’identità ed il contratto…sociale (quale?) nel paese
(sistema?!!) Italia e la sopravvalutazione o considerazione unilaterale
dell’aspetto economico su tutti gli altri, più, meno ed ugualmente rilevanti,
alla base di una legge costituzionale che legittimi l’esistenza di uno Stato.
Federalismo “sovranazionale” e Federalismo fiscale
partono da una matrice comune di capitalismo neoliberale, di desiderio
imperialistico, aspettativa da multinazionali, prospettive che, mosse anche in
modo decentrato, portano allo schiacciamento delle persone e dei cittadini,
pensati soltanto in termini di risorse da depredare, di profitto da ricavare.
Spesso si giunge ad identificare il bene comune con
l’affermazione e l’espansione delle imprese, ma non si procede alla
ridistribuzione dignitosa della
ricchezza prodotta, al coinvolgimento nella partecipazione alle scelte ed alle
responsabilità, alla tutela ed allo sviluppo dei diritti della cittadinanza e
della sicurezza nel lavoro.
Rispetto alle regole della convivenza si assiste ad
un movimento centripeto verticale, di tipo gerarchico…
Naturalmente sono movimenti che i cittadini possono
ancora orientare nel verso della libertà, della solidarietà.
Forse, manca un’autocoscienza delle potenzialità
che le conoscenze oggi offrono ai singoli individui per organizzare attività
economiche autonome in grado di liberare dallo sfruttamento del lavoro
dipendente.
Esiste un ‘informazione che si occupa di economie
innovative, occorre ricerca, cooperazione: la scommessa è trasformare
federalismo in fondazione responsabile, realistica e solidale di opportunità
d’emancipazione e liberazione per il paese.
Per approfondire
Altiero Spinelli “ Le prospettive della politica
estera italiana”, 1967
La
rivista il Mulino: Le prospettive della politica estera italiana
“La
Lombardia fa politica estera”, Morris Gasparri in Limes, 2, 2009
Esiste l’Italia? Dipende da noi?
http://www.radio.rai.it/radio3/primapagina/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=278311
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25 aprile 2009
Nei giorni vicini all’armistizio, atmosfera, motivazioni, caratteri della Resistenza
…Gli italiani che decidono di resistere si cercano e
salgono in montagna nel volgere di poche ore. Può sembrare un miracolo: “era la
chiamata di una voce diffusa come l’aria”, si dirà, “era come le gemme degli
alberi che spuntano lo stesso giorno”. Ma miracolo non è, la minoranza del
settembre è l’avanguardia di una resistenza che ha radici profonde e lontane:
nelle fabbriche, nei campi, nelle università, nelle prigioni, tra i fuorusciti,
dentro l’esercito fascista, dentro il fascismo, energie spesso ignote le une
alle altre, ma complementari, figlie della stessa volontà di sopravvivere, di
non cedere.
…La Resistenza del settembre nasce dall’incontro tra il
vecchio e il nuovo antifascismo. I due fiumi divisi per anni dagli argini
polizieschi del regime, confluiscono. Il vecchio antifascismo dell’esilio,
della cospirazione, del silenzio e dello sdegno che ha opposto al regime un no
di principio, rifiutandone l’esperienza; e il nuovo antifascismo, nato dentro
il fascismo, arrivato al no dopo aver partecipato, peccato, capito. Il primo
orgoglioso delle sue storiche benemerenze, della lunga lotta: 4.471 condannati
dal Tribunale speciale, 28.115 anni di carcere (23.000 dei quali scontati dai
comunisti, nerbo dell’opposizione) e ottomila internati, quindicimila
confinati, centosessantamila ammoniti, diecimila emigrati; più i morti, a
cominciare da Gramsci, Gobetti, Amendola. Il secondo persuaso di rappresentare
nel 1943 lo spirito insofferente della maggioranza, passata per tutte le
delusioni.
…Perché in montagna? L’estrema eccitazione dei primi
giorni non esclude la riflessione, la guerra partigiana è, dagli esordi, una
scuola del carattere: ciascuno solo con la propria coscienza. Perché in
montagna? Le occasioni per riflettere non mancano: durante le marce, curvi
sotto il carico; nelle veglie attorno ai fuochi quando si spegne la
conversazione e la pelle del viso sente il calore forte e eguale della brace;
nel buio delle prime guardie notturne. L’uomo che ripensa la sua scelta è
moralmente vigile; se giovane e cresciuto nella retorica fascista, attento a
ogni cedimento. “Bisogna scrivere questi fatti”, annota il partigiano Arton nel
suo diario, “perché fra qualche decennio una nuova retorica patriottica e
pseudo-liberale non venga ad esaltare
le formazioni dei purissimi eroi…In quasi tutte le mie azioni sento un
elemento più o meno forte di interesse personale, egoismo viltà calcolo
ambizione. Perché non dovrei cercarlo in quello degli altri? Perché
ritrovandolo dovrei condannarlo severamente?”Le ragioni della scelta sono
diverse, ma non esclusive. Opportunismo? Certamente sì, chi va in montagna ci
va anche per salvarsi da quella trappola per topi impauriti che è la città, per
scampare alla casualità di giorni caotici e imprevedibili, per attendere in
armi, alleato dell’ultima ora l’arrivo degli anglo-americani che immagina
imminente. Però è un opportunismo decente, chi va in montagna sa bene di
essersi dichiarato, di avere scelto la parte che sta contro il tedesco con
tutti i rischi che ne seguono. Spirito d’avventura? Per molti sì, per i giovani forse è il sentimento
dominante; ma le imprese rischiose lo esigono, e non contrasta con le più meditate
convinzioni. Poi c’è l’interesse politico, che fra gli antifascisti militanti è
preminente. C’è e non può mancare, la guerra che si inizia sarà politica anche
se i giovani lo intuiscono appena. Ma si va in montagna soprattutto per
rappresentare una protesta vivente, per un sentimento elementare di dignità, e
questo lo capiscono tutti, giovani e anziani, colti e ignoranti: “Qui non si
tratta dello spirito eroico. È lo spirito umano che sta in piedi e noi con
esso”. Volontà di resistere, di non abbandonarsi al panico e alla
rassegnazione. È da qui che nasce il militarismo ribelle.
…i giorni fra l’8 e il 18 settembre 1943 hanno l’effetto
chiarificatore che è mancato al periodo badogliano, mostrano le forze reali su
cui l’antifascismo può contare venuta l’ora della prova. È subito chiara che la
lotta armata sarà condotta da una minoranza, anche se accompagnata dal favore
popolare, anche se inserita nella resistenza passiva delle moltitudini. Bande
di diverso colore politico fra cui i volontari possono scegliere liberamente…I
montanari della valle del Po saranno garibaldini, quali che siano le loro idee,
perché è garibaldino il primo gruppo che si forma nella valle, e giellisti
nella valle Stura o Grana perché lì sono arrivati primi i giellisti. Ma a parte
queste affiliazioni obbligate, che del resto riguardano un numero limitato di
persone, è chiaro che le reclute potranno liberamente eleggere o il rosso delle
formazioni garibaldine patrocinate dai comunisti, o il verde di quelle
Giustizia e Libertà (gielliste) volute dal Partito d’azione, o l’azzurro degli
autonomi: le forze motrici della Resistenza resteranno queste tre, anche se più
avanti socialisti, democristiani e repubblicani promuoveranno loro bande.
…I primi dieci
giorni del settembre non consentono una seria analisi classista della ribellione:
le scelte personali prevalgono in genere su quelle del ceto, e il campione è
troppo limitato. Si possono però fare alcune osservazioni non prive di
significato. L’esercito ribelle, nato dal popolo, è aperto a tutti, ci sono
operai, contadini, professionisti, studenti, aristocratici, sacerdoti,
industriali, annuncio di un movimento che sarà nazionale. Esso però ha dei
protagonisti, basta considerare i suoi promotori per capire che di regola
appartengono a due tipi di élites: le comuniste, dove il rivoluzionario
professionale ha con sé l’aristocrazia operaia e alcuni intellettuali; e le
borghesi, di una borghesia liberalsocialista, colta, dove i professionisti, gli
insegnanti, hanno con sé gli studenti. Osservazioni sommarie, ma sufficienti a
smentire le opposte interpretazioni mitiche: di una classe operaia in puro
spirito subito compatta e in armi; o del vecchio Stato che sopravvive con una
parte del suo esercito, matrice dell’armata ribelle…Gli uomini che vestono
ancora le divise grigioverdi sono della povera gente, lontani dalle loro case
da anni, carichi di una stanchezza infinita, decisi a non credere più, fin che
campano, ai signori “che hanno studiato, che sanno parlare”, ma che non li
hanno avvertiti, che non li hanno difesi dalla serie degli inganni. Ci vorrà
del tempo prima che gli umili si convincano che anche i signori “che hanno
studiato, che sanno parlare” possono combattere una guerra di popolo, per le
stesse ragioni della povera gente.
Le moltitudini che si nascondono, che sfuggono, che qua e
là, sorprese dal tedesco, sparano qualche colpo prima di disperdersi, sono
anch’esse, in un certo senso, Resistenza, il loro no alla guerra è avverso a
chi, come il tedesco, la guerra vuole continuarla; ma se si parla di ribellione
armata e dei gruppi da cui ha avuto origine l’esercito di liberazione, allora
si impone la distinzione rigorosa, ferma contro ogni rivendicazione postuma di
meriti inesistenti. Il gruppo ribelle armato deve possedere una organizzazione
militare, per semplice che sia, atto al combattimento manovrato; deve essere
ben deciso a combattere, se non in offensiva almeno in difensiva; deve avere un
minimo di coscienza antifascista, i suoi uomini devono avere ben capito che
esiste un taglio netto, irreparabile, con il fascismo di ieri e con quello che
rispunta sotto la protezione germanica.
Giorgio Bocca in Storia dell’Italia partigiana, Laterza,
Bari 1966
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22 aprile 2009
Terra
Nei “memoranda” nati come risposte agli interrogatori del
generale Eisenhower …ho descritto nei particolari come una geopolitica
costruita attraverso uno scambio assai vivace di contatti personali e
intellettuali fra professori, docenti e assistenti e studenti a livello
internazionale sarebbe uno dei mezzi migliori per evitare future catastrofi
mondiali. Etimologicamente, potrebbe portare nuovamente la “Sacralità della
Terra”, la santità del suolo che nutre l’umanità, alla posizione d’onore che le
spetta nell’arte politica.
Karl Haushofer, 2 novembre
1945
da Il
testamento politico di Karl Haushofer, Mario Losano in Esiste l’Italia?
Dipende da noi, Limes, n. 2 2009
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19 aprile 2009
La vita attuale è inquinata alle radici
La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo
al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il
libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe
scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di
questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli
uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla
mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non
può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del
proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra
possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le
sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa
s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo
s'ingrandí e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il
progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori
del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre
manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo
diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia
cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano
prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza
dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha piú alcuna relazione con l'arto. Ed
è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la
terra la creatrice. La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione
salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore
del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli
ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un
uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo,
inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi
attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro
uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' piú ammalato,
ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel
punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme
che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli
priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo, da Psico-analisi in La coscienza di Zeno, 1923
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15 aprile 2009
Chi rappresenta Chi?
dal taccuino del giorno
Facciamo i conti con un
sindacato spaccato
ITALIA OGGI
ANGELETTI,
BONUS A CHI NON LICENZIA 15-04-2009
L' UNITA' LA CGIL
REPLICA ALLE "ACCUSE" DI BONANNI: PASSATO IL SEGNO (F.Masocco) 15-04-2009
SECOLO D'ITALIA BONANNI
ACCUSA EPIFANI E CREMASCHI: TROPPO AMBIGUI SUL SEQUESTRO DEI MANAGER
(F.Bianchini) 15-04-2009
Sindacato partecipativo: ma
come si presenta è, più che un far partecipare gli operai alla vita
amministrativa progettuale della fabbrica, un ricatto ai lavoratori - se volete
restare, accettate le condizioni offerte dall’alto.
IL SOLE 24 ORE, SCAMBIO DI
ACCUSE TRA I CONFEDERALI (G.Pogliotti) , 15-04-2009
Vi è stato un risparmio,
sono state assunte 100 persone part-time, ma quei 78 che faticosamente avevano
maturato il diritto d’assunzione?
Quale giustizia?
Quale progetto di futuro?
Tornaconto di chi? Credo
sia una vergogna!
Decentramento dei
Contratti, cioè settore per
settore, fabbrica per fabbrica
Contrattazione
di secondo livello in relazione al
rapporto produttività
Inflazione calcolata su beni di consumo a parametri europei,
di tipo previsionale
Durata triennale invece che biennale
GIORNO/RESTO/NAZIONE SEQUESTRI
DI MANAGER. CISL E CGIL AI FERRI CORTI , 15-04-2009
IL MANIFESTO "NON
APPLICHEREMO L'ACCORDO SEPARATO" (A.Sciotto) 15-04-2009
Sindacato partecipativo o
sindacato complice? Bizantinismi?
Conseguenze: caos e
frantumi: Cisl e Uil non si ritengono responsabili?
partecipativo =
corporativo?
Più ragionevole potrebbe
essere il timore di Bonanni del caos o rifiuto che vi sarà nell’accoglienza dei contratti a livello locale.
IL RIFORMISTA RISSA
CGIL-CISL PRIMA DI UN ALTRO ACCORDO SEPARATO (T.Mastrobuoni) 15-04-2009
LIBERAL CONTRATTI,
LA CGIL MINACCIA IL CAOS (F.Pacifico) 15-04-2009
Firmano per il rinnovo
pubblico e privato e la durata è quadriennale/triennale.
Ma questi sindacati non
hanno chiesto l’approvazione dei lavoratori.
I lavoratori in massa
hanno bocciato il contratto al Referendum proposto dalla CGIL.
Per fortuna ho già
disdetto la mia tessera sindacale presso la Cisl. Così non firma a nome mio.
LIBEROCONFINDUSTRIA
CISL E UIL FIRMANO ACCORDO PER IL PUBBLICO E IL PRIVATO 15-04-2009
L' AVANTI ! LA GRANDE
OPPORTUNITA' NON COMPRESA DALLA CGIL (G.Cazzola) 15-04-2009
La perdita di potere del
sindacato ( a parte la Cisl, ha vissuto giorni di gloria consegnando al padrone
quel che era rimasto della dignità del lavoro -Patto di Milano-, spingendo il declino dell’Italia sul piano della
Cina rispetto alle condizioni di lavoro e sicurezza) è da addebitare allo
spirito patrio di lavoratori che hanno
consentito al patto di solidarietà per entrare nell’euro. Dalle corrispondenti
concessioni non si è più tornati indietro, un altro favore alle imprese.
L' UNITA' CHI PARLA
E CHI FA SINDACATO (B.Ugolini) 15-04-2009
LA VOCE REPUBBLICANA SE IL PIU'
GRANDE SINDACATO VIVE DI VELLEITA' NOSTALGICHE 15-04-2009
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14 aprile 2009
Sulla via del corporativismo
Il “Patto di palazzo Vidoni “ e la “Carta del Lavoro”
La subordinazione del lavoro agli interessi del grande
capitale fu un obiettivo del fascismo perseguito coerentemente anche sul piano
legislativo: nel 1925, con il “Patto di palazzo Vidoni “, la Confindustria
decideva di riconoscere come
controparte solo le “corporazioni nazionali” fasciste e di
escludere da ogni trattativa le residue organizzazioni della Cgl e del
sindacalismo cattolico; nel 1926 venne varata una legge che proibiva lo
sciopero; e, nell’aprile 1927, fu promulgata la “Carta del Lavoro”. In modi
spesso maldestri e demagogici si tentò di affermare il “corporativismo”
come terza via, un’alternativa fascista sia al capitalismo che al socialismo:
abolendo ogni lotta di classe e rinunciando alle loro rappresentanze
autonome(sindacati, Confindustria), gli imprenditori, i lavoratori e i tecnici,
inquadrati in un unico organo statuale, la corporazione dei produttori,
avrebbero dovuto subordinare i loro specifici interessi ai “superiori interessi
della nazione”. Di fatto, la politica economica fascista premiò costantemente
gli interessi dei grandi gruppi industriali a spese di quelli dei lavoratori
salariati. La scelta corporativa rimase però un’operazione di facciata ben poco
efficace: solo dal 1934 le 22 corporazioni istituite ebbero compiti consultivi,
alimentando per lo più burocrazie e clientele
In “Di fronte alla storia”, Il Novecento e oltre, A.A.V.V.,
Palumbo, gennaio 2009, p.144
Per approfondire: Massimiliano
Tenconi, “TAGLI AI SALARI: ECCO IL
SINDACATO IN CAMICIA NERA”
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12 aprile 2009
Una buona nuova
“ Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi!
Dov'è questo Dio?”
“ Voi me lo domandate? voi? E chi più di voi
l'ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v'opprime, che v'agita, che non vi
lascia stare, e nello stesso tempo v'attira, vi fa presentire una speranza di
quiete, di consolazione, d'una consolazione che sarà piena, immensa, subito che
voi lo riconosciate, lo confessiate, l'imploriate?”
“ Oh, certo! ho qui qualche cosa che m'opprime, che
mi rode! Ma Dio! Se c'è questo Dio, se è quello che dicono, cosa volete che
faccia di me?”
Queste parole furon dette con un accento disperato;
ma Federigo, con un tono solenne, come di placida ispirazione, rispose: “ cosa
può far Dio di voi? cosa vuol farne? Un segno della sua potenza e della sua
bontà: vuol cavar da voi una gloria che nessun altro gli potrebbe dare. Che il
mondo gridi da tanto tempo contro di voi, che mille e mille voci detestino le
vostre opere... “ (l'innominato si scosse, e rimase stupefatto un momento
nel sentir quel linguaggio così insolito, più stupefatto ancora di non provarne
sdegno, anzi quasi un sollievo); “che gloria, “ proseguiva Federigo, “ ne
viene a Dio? Son voci di terrore, son voci d'interesse; voci forse anche di
giustizia, ma d'una giustizia così facile, così naturale! alcune forse, pur
troppo, d'invidia di codesta vostra sciagurata potenza, di codesta, fino ad
oggi, deplorabile sicurezza d'animo. Ma quando voi stesso sorgerete a
condannare la vostra vita, ad accusar voi stesso, allora! allora Dio sarà
glorificato! E voi domandate cosa Dio possa far di voi? Chi son io pover'uomo,
che sappia dirvi fin d'ora che profitto possa ricavar da voi un tal Signore?
cosa possa fare di codesta volontà impetuosa, di codesta imperturbata costanza,
quando l'abbia animata, infiammata d'amore, di speranza, di pentimento? Chi
siete voi, pover'uomo, che vi pensiate d'aver saputo da voi immaginare e fare
cose più grandi nel male, che Dio non possa farvene volere e operare nel bene?
Cosa può Dio far di voi? E perdonarvi? e farvi salvo? e compire in voi l'opera
della redenzione? Non son cose magnifiche e degne di Lui? Oh pensate! se io
omiciattolo, io miserabile, e pur così pieno di me stesso, io qual mi sono, mi
struggo ora tanto della vostra salute, che per essa darei con gaudio (Egli m'è
testimonio) questi pochi giorni che mi rimangono; oh pensate! quanta, quale debba
essere la carità di Colui che m'infonde questa così imperfetta, ma così viva;
come vi ami, come vi voglia Quello che mi comanda e m'ispira un amore per voi
che mi divora!”
I Promessi Sposi, XXXIII, 99-133
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12 aprile 2009
Silenzi , squarci di luce
...
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Eugenio
Montale, da I limoni in Ossi di Seppia
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6 aprile 2009
Oltre i riflettori
Avrà un respiro più lungo, del clamore
d’una spettacolizzazione
quasi sfacciata, questa solidarietà
conclamata?
Forse,
una smentita
a quanto offerto ai microfoni
di radionews24 prima delle otto:
“Non si possono prevedere i terremoti”,
senza neanche un accenno alla denuncia
esporta a chi ha osato.
Neanche dopo le scosse forti
delle ventitré, in qualche modo,
è apparso sensato prevenire.
Si penserà, ora, agli alvei di deflusso
di fiumi e torrenti? Alle coste franose?
Ai controlli di criteri antismici
nelle costruzioni, alle scuole?
Agli inferni sotto la luce solare,
alle fabbriche dei veleni,
ai frutti inquinati si penserà, ora?
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=113756
http://www.youtube.com/watch?v=WieaAPrQEN4
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26 febbraio 2009
Uniti per le libertà. Fuori dal sistema.
Dal taccuino del giorno
Questo nuovo infierire sui diritti e sulle libertà delle
persone con la limitazione dello sciopero offende me pesantemente; forse,
offende ciascuno che ha fiducia nella ragione, nella giustizia.
Le persone che non hanno autonomia di giudizio, che non
hanno attese democratiche, non soffrono, non si accorgono di perdere libertà.
Chi ha costumi clientelari non ha niente da perdere, tutto
quel che ha gli viene dato in cambio di consenso, niente altro gli interessa.
Maria è ancora sbalordita dalla tranquillità di Paolo Mieli
nel suo intervento a Ballarò. Era in buona compagnia martedì sera, il Professor
Spaventa, il governatore della Banca Popolare, tutti d’accordo sul bene del
Paese, concertare misure per arginare possibili tracolli economici, questa
l’unica strada da percorrere. Ronde, intercettazioni, Lodo Alfano, cosette di
nessun’importanza.
Ripete parlando a vuoto: “È ancora così certo, Dott. Mieli,
che questa che viviamo sia una finta parata di velata dittatura? È così sicuro?
Non le trema il passo per questo diritto di sciopero saccheggiato? Premono
barricate nelle periferie? Ogni giorno la minaccia di uno sciopero rende
impossibile la vita? Sono gli spremuti lavoratori dipendenti all’origine della
crisi economica? Per questo bisogna annullare la loro voce? “
Maria che non è mai certa di niente vuol controllare se
Mieli sia tuttora Direttore del Corriere della Sera. Sulla testata on line, non
ne trova traccia. Con Virgilio risale a
Wikipedia e sulla sua pagina
alla vicenda del giornalista del Corriere che il 3 dicembre è stato esonerato
dall’occuparsi delle indagini della Procura di Salerno che indagava sulla
Procura di Catanzaro.
Maria ora si chiede se il Direttore del Corriere della Sera
può essere considerato garante di libertà.
Le dico di pensare ad altro. Lei non ha ancora finito di
leggere “Palestina impossibile” ed ha solo sfogliato “Il buio oltre Gaza”, non
che abbia completato “Il clima dell’energia”. Intanto incalzano con il
nucleare.
È triste osservare come sia stato facile dividere gli
italiani più di quanto lo fossero. È desolante osservare persone colte
mostrarsi indifferenti di fronte alla limitazione delle libertà di parola, di stampa, di sciopero.
Fino a ieri era inconcepibile pensare d’essere costretti a
scrutare chi ci sta davanti chiedendoci se ama i suoi interessi più di quei
beni che ci fanno sentire essere umani,
se appartiene ai nemici, perché nemico è chi vuol privare gli altri del
bene della libertà.
Così a tutti i livelli entriamo nel sistema, diviene ogni
giorno più chiaro.
D’altra parte molte voci della società civile, da anni,
hanno continuato, come tante Cassandre, ad indicare i pericoli.
Assale lo sconforto, ma abbiamo
coraggiosi giornalisti, magistrati, storici, politologi, scrittori, semplici ed autentici
democratici, per difenderla la libertà.
Ichino: "Non è contro i sindacati
Anche il Pd può votarlo" di SUSANNA MARZOLLA, La Stampa
Il governo vuole lo 'sciopero virtuale'
Lo introdurrà nei trasporti pubblici
Repubblica
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19 febbraio 2009
Patto Gentiloni
Nell'ottobre 1913 si svolgono le prime elezioni a suffragio universale maschile (le donne voteranno in Italia per la prima volta soltanto nel 1946). L'ingresso della quasi totalità degli adulti sulla scena elettorale preoccupa i liberali, privi di una organizzazione capace di mobilitare le masse e di una struttura partitica moderna, che solo i socialisti possiedono. In soccorso dei liberali si muovono i cattolici, gli unici in grado di contrapporre alla rete delle sezioni socialiste la rete capillare delle parrocchie e delle proprie organizzazioni. Il presidente dell'Unione elettorale cattolica, conte Ottorino Gentiloni, invita i candidati liberali (i cattolici non presentano proprie liste) a sottoscrivere un Patto (detto perciò <<Patto Gentiloni>>), in cui si chiede, in cambio del voto, di opporsi nella nuova Camera a ogni legge (divorzio, istruzione ecc.) che possa ledere gli interessi cattolici. Giolitti non si impegna personalmente, ma lascia fare. Da parte sua, anche Giolitti cerca di contrastare la temuta avanzata dei socialisti: mette in moto con un'ampiezza senza precedenti, specie nell'Italia meridionale, la macchina dei prefetti, della polizia e la stessa mafia, per intimidire le opposizioni con minacce e violenze.
Carlo Cartiglia, Storia e ricerca
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19 febbraio 2009
Fattore uno: scontro religioso?
Il dado è tratto. Quale? La sconfitta in Sardegna? Le dimissioni del Presidente del Partito Democratico? La
progressiva annessione dell'opposizione all'interno dell'influenza del
Partito Unico al potere (insignito del premio: meritevole di dialogo e
di condivisione delle democratiche riforme in gestazione)? Ringraziamo
e stimiamo il Presidente dimissionario perchè così facendo si è opposto
all'ipocrisia dei giochi sotteranei innestando un dibattito vero sui
fattori di crisi ed aprendo una possibilità di riscossa, una risposta
alle aspettative finora eluse dal progetto, così faticosamente
alimentato intorno all'instancabile Prodi. Iniziamo allora a porci alcune domande. Fattore
uno: perchè il campo della politica si satura in un dibattito che
invade la sfera della coscienza individuale e diventa scontro
religioso, con un eufemismo, a tutto campo? Quanto ha influito nel risultato dell’aprile 2008 lo scontro
tra chi sosteneva l’autonomia della politica nella concezione di uno Stato
laico e chi il percorso esclusivo sui binari stabiliti dalla religione? Quanto
lo stesso conflitto ha indebolito la coalizione di Prodi? Quanto la
strumentalizzazione della
regolamentazione sulla fine
della vita ha determinato il risultato del voto in Sardegna?
È
possibile evitare un dualismo da fondamentalismo religioso più vicino
ad un formalismo astratto che all'incarnazione di una fede che discenda
dall'adesione interiore ad una verità? L'autonomia della sfera
politica da quella religiosa dovrebbe permettere la risoluzione di
conflitti etici nella libertà di coscienza del singolo cittadino
d'esprimere il proprio voto, nel rispetto delle leggi dello Stato. Focalizzare
l'opinione pubblica sulle questioni etiche si traduce nello spostamento
dell'attenzione da temi di maggiore pertinenza politica: riforma della
giustizia, intercettazioni, vicende giudiziarie, occupazione,
contrattazione e statuto dei lavoratori, questione morale relativa alla
legalità della classe politica. Certo, l'autonomia tra le due sfere
d'influenza non è l'unico fattore determinante nell'attuale
disorientamento della sinistra, ma come si fa a trovare un equilibrio
equo in una matassa ingarbugliata da tantissimi conflitti concomitanti
o trasversali? Individuo e società costituiscono campi che
presentano intersezioni, le inclusioni massimaliste appartengono ai
sistemi totalitari. Davanti ad alcune questioni delicate
sensibilmente ambito di scelte individuali e patrimonio dell'identità
dell'individuo bisognerebbe osservare una certa distanza. Quale sarebbe, altrimenti, la libertà di coscienza?
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27 gennaio 2009
Costruire la pace, è possibile?
é tempo, ora, con disincanto, di parlare un po' di pace. Non è questo il senso della celebrazione della memoria? Memoria della Shoah, si è voluto, per scongiurare lo sterminio d'un popolo da parte d'un altro popolo, l'abbrutimento di vittime e carnefici. Questo piccolo punto, si pensava unanimamente condivisibile, non può che essere un universo in espansione che comprenda ogni uomo, ogni nazione. Nel nostro mondo così confuso e caotico, così discontinuo, vi sono speranze di pace. Dopo lo squarcio di Gaza -e non è facile e immediato perdonare più di mille morti innocenti e l'orrore negli occhi di superstiti inermi- consola in parte, mitiga il bruciore delle ferite, la voce di protesta che si è alzata all'interno d'Israele. Soldati israeliani hanno rifiutato di combattere a Gaza. Civili israeliani hanno manifestato apertamente per la fine dei bombardamenti. Credo che queste voci siano state essenziali per giungere alla tregua. Anche le manifestazioni nelle città europee hanno avuto importanza. Penso che i popoli devono continuare a far sentire la loro voce, a collaborare per far dialogare il popolo palestinese ed il popolo ebraico. Ma che cos'è la Pace? Abbiamo detto dialogo e libertà, spirito di unità e di amicizia. Bisogna riconoscere, dunque, che è un valore cercare d'essere uniti. Su che cosa si può essere uniti? Su ciò che è giusto, su ciò che non discrimina, su ciò che consente un miglioramento delle condizioni di vita e si riflette trasversalmente, equamente, nelle società... Su questo si fonda l'importanza ed il valore del dialogo per definire il campo di ciò che può essere riconosciuto giusto, equo, condivisibile. Cerchiamo di sostenere il desiderio di pace e di giustizia che si sta affermando in Israele. Sosteniamo la speranza di libertà, di dignità, di pace dei Palestinesi. Sosteniamo il rispetto dei diritti umani per i migranti ingiustamente definiti clandestini in Italia, in Europa. Difendiamo i diritti dei lavoratori, i diritti dei giovani ad un lavoro dignitoso, ad un futuro possibile.
Molte le iniziative oggi. Molti post significativi capaci di leggere la pace nelle sue modulazioni. Ne indico solo alcuni. Dov'era Dio, ad Auschwitz AVOCADO il post in coda riporta il collegamento a due bellissimi video su You Tube ai lettori la sorpresa.
MUSULMANI TRA I GIUSTI HAMELIN
Oggi 27 gennaio, è la giornata della memoria Giawba
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27 gennaio 2009
facili distorsioni
dal taccuino del giorno
Decisa mi hai raggiunto ed esordisci attaccando. Non ti conosco più. Scrivi troppo in fretta. Non dai sufficiente spazio ai differenti punti di vista o non li elabori quanto basta. Fermati o non ti leggo più. Fermati o non si sa più che cosa scrivi. Fermati o non sarà possibile riconoscere da Babele il tuo profilo. Davanti al mio palese rimorso mitighi il tono, conciliante. Dai, usala la lima! Taglia quelle espressioni, adatte più ad un registro colloquiale. Che senso hanno? Riduci retorica, sentimentalismi. Elimina il superfluo. Hai ragione, come sempre, Maria, la parola, Maria, la parola, intessuta di segni, distante dal significante, non comunica più niente, nota stonata distorce ciò che è detto.
| inviato da rmsilfilodibabele il 27/1/2009 alle 17:57 | |
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25 gennaio 2009
Lampedusa, isola di civiltà
I cittadini di Lampedusa hanno saputo identificarsi DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI
Rispondiamo come loro dovunque si voglia inaugurare un carcere per l'identificazione e l'espulsione degli immigrati sernza permesso di soggiorno che non hanno commesso alcun crimine, in Italia, in Europa.
Barbarie è nella storia millenaria del Mediterraneo il crimine di clandestinità.
Che cos'è del rispetto sacrale dell'ospite? Non si può nemmeno usare a giustificazione una particolare crisi economica, politica, che ponga appunto l'Europa e l'Italia in una condizione peggiore dei tempi passati, per quanto possa essere difficile la congiuntura presente.
Il reato di clandestinità si rivolge contro molti degli articoli della Dichiarazione dei diritti dell'uomo"
boes.org
D'avanzo indica un vuoto di "diritto", nella politica dell'immigrazione del governo, ed una mancanza di cultura, che da una parte non ha limitato il fenomeno, dall'altra non si è curato di ricercare intese internazionali con i paesi europei e con i paesi d'origine, equilibrio tra flusso migratorio e mercato del lavoro. Cieco si mostra il governo trascurando ancora aspetti essenziali: basso tasso di nascite, durata della vita, industria poco tecnologica necessità di forze lavoro nel nostro paese. Povertà e disperazione, dall'altra sponda del Mediterraneo, sono tali che presenza dei militari e Codice penale non sono sufficienti a fermare il flusso dei profughi.
Tra pubblicità e incompetenza di GIUSEPPE D'AVANZO 25-01-2009
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13 gennaio 2009
Su La Stampa Mario Vargas Llosa fa un’analisi onesta e chiara dell’attacco israeliano
Dal taccuino del giorno
Questa sera
non pensavo di ritornare sul tema ma ho letto l’articolo di MARIO VARGAS LLOSA, Stiamo con i civili di Gaza , La Stampa. Con la sua analisi, non di parte e
non asettica, Mario Vargas Llosa si pone la stessa domanda (a che serve?) e
perviene ad una risposta che si può condividere.
“…perché, allora, scatenare un’operazione militare che non
sconfiggerà il terrorismo dei fanatici di Hamas e che, in cambio, serve solo a
screditare uno Stato che, con azioni punitive come questa, ha ormai perso
quella superiorità morale mostrata in passato nei confronti dei suoi nemici
quando Yitzhak Rabin firmò gli accordi di Oslo del 1993?
Credo che la risposta sia questa: dal fallimento dei negoziati di Camp David
e di Taba del 2000-2001 in cui il governo israeliano guidato da Ehud Barak era
disposto a fare importanti concessioni che Arafat fu così sconsiderato da
rifiutare, la società israeliana, profondamente delusa, ha vissuto una deriva
destrorsa radicale e, per massima parte, legata alla convinzione che con i
palestinesi non siano possibili accordi ragionevoli. E che, quindi, solo una
politica basata sulla forza, sulla repressione e su sistematiche punizioni li
piegherà inducendoli ad accettare, alla fine, una pace imposta secondo le
condizioni di Israele. Questo spiega la popolarità avuta da Ariel Sharon e il
crescente appoggio al movimento dei coloni che continuano a installare
insediamenti ovunque in Cisgiordania e alla costruzione del Muro che isola e
divide la Cisgiordania palestinese. E ciò spiega, inoltre, perché, da quando le
bombe hanno incominciato a piovere su Gaza, sia schizzata in avanti, come una
freccia, la popolarità dei laburisti di Ehud Barak, l’attuale ministro della
Difesa, e della leader di Kadima, la cancelliera Tzipi Livni, i quali, grazie
all’operazione militare contro Gaza, hanno ridotto il vantaggio che, in vista
delle prossime elezioni, aveva nei loro confronti il conservatore Benjamin
Netanyahu. Non bisogna dimenticare che, secondo indagini demoscopiche, oltre
due terzi degli israeliani approvano l’azione militare contro Gaza.
I laburisti
cui appartengono Barak e di Tzipi Livni praticando una politica basata sulla
repressione erodono il vantaggio di
consenso posseduto dal conservatore Netanyau.
Ieri dicevo
che tra le conseguenze prodotte dalla guerra di Gaza vi era un consolidamento,
anzi la consegna dei paesi a forze
conservatrici da una parte e dall’altra.
In effetti, i laburisti, che
dovrebbero essere forze progressiste, in Israele, hanno assunto strategie
tipiche delle destre e con tale mossa si approssimano a riconquistare gli
elettori.
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12 gennaio 2009
A che serve?
Dal taccuino del giorno 11 gennaio
Cronaca di monologhi interrotti
quando
saranno entrati nella città, ne avranno attraversato sui carri blindati le
strade e saranno penetrati nelle case, una ad una
quando
saranno assisi sulle macerie delle case di un milione di vittime
che cosa avranno di più?
Sarà più sicurezza?
Con piaghe di fosforo faranno tacere
ogni difesa?
Parlano
ancora, ripetendo slogan fino alla nausea, di legittimità della difesa dagli
attacchi mortali, anche quando è sterminio d’un popolo inerme.
Su Le Monde
piovono proteste per pochi articoli allineati sulla tesi ed i ripetitori di slogan guardano
strabiliati imponenti manifestazioni in tutto il mondo, perché si fermi la
guerra a Gaza.
Il Times
rivela il rifiuto di Bush alla richiesta israeliana di colpire con missili
alcune siti nucleari dell’Iran.
Francia ed
Inghilterra hanno tentato di condurre al dialogo le parti senza successo,
l’Europa potrebbe fare di più dettando le condizioni per consentire rapporti di
scambio commerciale.
Che cosa, allora? Sarà, a
scapito di tanti tra loro che da sempre aspirano alla pace, che gli israeliani
dipenderanno, ancora di più, da una politica difensiva nella quale il potere
militare ha un grande peso; gli elettori saranno orientati a consegnare il
potere alle forze conservatrici.
Anche nei
paesi arabi saranno più forti gli estremismi, riproducendo situazioni stagnanti
arroccate sui muri della divisione, del reciproco non riconoscimento.
Link
correlati
Gaza, sujet maudit, par Véronique Maurus, Chronique
de la médiatrice, LE MONDE
La protesta in Europa - Foto, Repubblica.it
Quelle folle imponenti, VITTORIO EMANUELE PARSI, La Stampa
Israël se "rapproche de ses objectifs" et poursuit son offensive,
LE MONDE
http://www.lemonde.fr/la-guerre-de-gaza/article/2009/01/11/israel-se-declare-determine-a-poursuivre-son-offensive_1140427_1137859.html#ens_id=1106055
Washington aurait refusé
d'aider Israël à bombarder l'Iran, LEMONDE
Plus de 120 000 manifestants
en France contre la guerre à Gaza,
LEMONDE
L'Onu: «Rinchiusi nel deposito e bombardati» di F.
Battistini, Corriere
Gaza, condanna Onu. Israele: fosforo nelle bombe, RACHELE
GONNELLI, L’Unità
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7 gennaio 2009
Cosa interessa agli italiani del presidenzialismo, del federalismo o dell’indipendenza dei giudici dal potere esecutivo?
Dal taccuino del giorno
Stasera il Tg2, mi pare, faceva riferimento all’articolo
di Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi, insistendo sull’invito al consumo …per
sostenere l’economia. Nell’articolo Ricolfi sostiene che i dati sull’aumento
della povertà e sul calo degli acquisti siano stati manipolati, anzi risalivano
al 2006-07.Ora non voglio parlare di questo, sebbene ritengo che alcune affermazioni
non siano proprio segni di buon gusto, non è bello assumere atteggiamenti
cinici di fronte al malessere fisico e psicologico (per i precari ed i
cassaintegrati) di tante persone, forse il giornalista del quotidiano torinese
non è mai passato davanti ai centri che distribuiscono pasti ai poveri.
Desidero in
questo momento occuparmi dell’articolo apparso il 31 dicembre. Secondo Luca
Ricolfi gli italiani non hanno motivo di preoccuparsi della riforma sul
presidenzialismo. Se passasse in Parlamento, potrebbe essere abrogata con un
successivo referendum. Anche il federalismo non avrebbe altra conseguenza oltre
l’aumento del peso fiscale. La riforma della giustizia potrebbe avere l’effetto
d’accrescere la criminalità tra politici e colletti bianchi, ma, come le altre
due riforme, non avrebbe quasi influenza sulla gente comune. Di conseguenza,
cosa importa agli italiani se quelle riforme si fanno?
Assicura,
continuando Luca Ricolfi, che le altre “buone” riforme, a torto considerate
“minori" -cioè la riforma Gelmini, la riforma sul pubblico impiego, sulla
sicurezza- quelle sì incideranno nella
vita degli italiani.
Cosa
interessa agli italiani del Lodo Alfano? Cosa interessa della possibilità che i
giudici utilizzino le intercettazioni per scoprire favori di scambio, gare
d’appalto manipolate? Quale importanza può avere per gli italiani, gente
comune, la concentrazione dei poteri nel capo dello Stato? Che cosa cambia il
fatto che i magistrati siano oppure no dipendenti dal potere esecutivo?
Che importa
se gli operatori della comunicazione, stampa, televisione, rete, siano o no
autonomi nei confronti del potere politico?
Inoltre,
quelle “ottime” riforme -Gelmini, pubblico impiego, sicurezza- forse non erano proprio quelle più
impellenti, tanto meno nel modo in cui sono state introdotte, né le regole del
mercato del lavoro presentano cambiamenti migliorativi per i lavoratori.
I tagli
della spesa pubblica dovevano partire dai compensi per i parlamentari e dal
numero dei componenti del governo, che sembra tutt’ora in fermentazione, dalla
riduzione dei costi dei canoni d’affitto dei palazzi della politica, ormai
neppure luoghi di dibattito e confronto.
Non so a
quanti italiani interessa del Lodo Alfano, del presidenzialismo, del
federalismo o dell’indipendenza della magistratura, interessa a chi ha
concepito “sacrali” i principi ispiratori della Costituzione e della sua
collegialità, interessa alla “società civile” che percepisce lo Stato come un
Bene collettivo alla cui gestione vuole partecipare direttamente pervenendo a
scelte condivise.
S’illudono
quei politici che vogliono innalzare muri tra la “gente comune”e la classe al potere con i suoi
faccendieri o, a seconda delle preferenze, l’oligarchia, padrone della
produzione e dei servizi, con i suoi servi al potere. S’illudono di poter far
finta di niente, d’eludere la richiesta di rinnovamento. Confondono democrazia
con libero arbitrio, libertà con egoismo - individualismo, giustizialismo con
giustizia, depauperando le parole del loro significato.
Link correlati
Danzare sul Titanic - La
Stampa (Documento PDF)
Video intervista di Lucia Annunziata
Flores
d'Arcais-Violante, scontro in tv sulla questione morale,
MicroMega
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5 gennaio 2009
A chi giova lo sterminio di Gaza?
Mercanti
d’armi esultano:
profitto
assicurato investe
l’era Obama,
decolla
necessità di
guerra.
Estremo
dono, fenice,
risorge
dalle ceneri
di Bush
il Grande
Medio
Oriente.
Israele
contro Iran,
contro Pakistan Stati Uniti,
reggeranno
cingolati
popoli in
movimento?
Petrolieri
euforici
puntano alle
stelle il barile,
tirano fiato
i banchieri, sepolta
la crisi,
sotto nuove macerie.
Link collegati
Israele usa le bombe al fosforo a Gaza
Il Times: Israele usa armi al fosforo bianco a
Gaza
Fosforo su Gaza, dialogando
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10 dicembre 2008
Tra Uganda e Burundi
È UN
DIRITTO DELL’UOMO IL RIPUDIO DELLA GUERRA?
Dalla DICHIARAZIONE
UNIVERSALE
DEI DIRITTI
DELL'UOMO
adottata dall'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite
il 10 dicembre 1948.
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente
a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali
ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace nel
mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti
dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la
coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli
esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della
libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la
più alta aspirazione dell'uomo;
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza
della propria persona.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento
o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.
Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel
quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione
possano
essere pienamente realizzati.
Da boes.org
Foto di Francesco Locascio
Congo: guerra nel Nord Kivu
http://www.facebook.com/photo.php?pid=30080189&id=1555621661&l=46e6f
Tra Uganda e Burundi
ai limitari di
campi,
appena rinati,
guardano
torvo occhi
ancora bambini,
trapela
rassegnazione
al dolore che
verrà.
Uno strappo
all’orizzonte,
affetto
inghiottito dal vuoto,
silente, urlo,
immobile,
terrore senza
preavviso,
tracciano il solco
della
diffidenza, innalzano
montagne di
risentimento.
Tremula s’eleva
ai morsi
della fame,
all’arsura,
una coralità di
gesti,
di sguardi,
aiuto reciproco,
nelle carovane
del Kivu,
ennesima
diaspora.
Da Le Monde segnalato
Un site de MSF consacré au Kivu
www.etat-critique.fr
Le film
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20 settembre 2008
pensiero unico: orrore tra mafia, razzismo e conformismo
dal taccuino del giorno ...
La realtà ci racconta che il nero, l'altro, non è il nemico: è
la vittima innocente. La "cronaca" ci dice, con un'evidenza cruda,
quale sia il valore, il niente in cui è tenuta in considerazione la
vita di un nero (in un disprezzo moltiplicato nella Campania criminale,
dopo il pestaggio mortale di Abdul a Milano). Nel mondo reale di
Castelvolturno l'aggressore, il criminale, l'assassino non è
l'immigrato ma l'italiano. E un tipo di italiano e di italianità
diffusa nel Mezzogiorno, organizzata in Mafia, capace di tenere il
potere dello Stato in un cantuccio, di governare il territorio, di
succhiarne le risorse pubbliche e private, di decidere della vita e
della morte degli altri, di ridurre gli altri, se neri, in uno stato di
schiavitù, di non-umanità, dopo aver avvilito a sudditi i cittadini
italiani. Nell'arco di una mezza giornata vengono alla luce, nella loro
essenzialità, l'inconsistenza e i trucchi, il furbo conformismo di una
politica che sa soltanto eccitare e inseguire le paure, gli egoismi e
furbizie di italiani confusi e smarriti.
da "Il valore di quelle vite" di GIUSEPPE D'AVANZO, Repubblica
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17 settembre 2008
tutti migranti
| inviato da rmsilfilodibabele il 17/9/2008 alle 19:23 | |
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29 luglio 2008
Legalità e legittimità.Numeri del Parlamento e colpi di mano
Il ruolo di opposizione e sindacato.
Dal
taccuino del giorno
È realtà
riconosciuta dallo stesso portavoce del PdL al caffè di Rainews24. La
maggioranza, poiché ha vinto le elezioni, presume di possedere il diritto di
mettere in atto la propria visione dell’economia, delle regole contrattuali,
del diritto.
Non
presenta un progetto chiaro, complessivo, come probabilmente ha già sul proprio
tavolo. Lancia filamenti sparpagliati, in emendamenti in coda a decreti legge
blindati con la fiducia, senza alcuna discussione parlamentare. Tasselli
pesanti che inchiodano in un quadro oligarchico, autoritario, antidemocratico.
In tanti,
uomini di grande spessore culturale ed esperienza politica e giuridica, hanno
rivolto appelli a Veltroni perché non indugiasse ad opporre ferma opposizione e
ad intraprendere iniziative di deciso contrasto -benvenuta è la raccolta delle
firme contro le leggi “sbagliate”.
Ed è
chiaro, nonostante gli “appelli” al “dialogo”, l’unico dialogo ammesso appare
l’annessione alla sfera dominante, la conformità al modello imposto.
È
difficile dialogare con chi agisce con tale barbarie (discriminazione
stranieri, emendamento sui precari, abolizione della pensione sociale,
disuguaglianza davanti alla legge -lodo Alfano, inadempimento dell’obbligo
costituzionale dell’istituzione dell’organo di garanzia per l’informazione
Rai).
La
Costituzione vigente è ancora la forza democratica del paese, su questa base è
possibile contrastare l’affermazione di un regime anticostituzionale.
L’attestazione
di una volontà popolare contraria a norme antidemocratiche può, in primis,
sostenere la prerogativa del capo dello Stato di respingere leggi
anticostituzionali, successivamente avere l’ultima parola con la consultazione
referendaria.
Per
questo è necessario che le forze di opposizione vincano le differenze. In
questo momento la vera priorità è evitare lo stravolgimento delle regole
costituzionali e parlamentari. Su tale obiettivo necessita che tutte le forze di
opposizione concordino una strategia consapevole e responsabile atta ad evitare
il costume di un governo che di parlamentare ha il numero ma non il metodo.
A tal
fine appare opportuno muovere il dibattito intorno alla legalità e legittimità
del potere.
Ripetutamente
abbiamo ascoltato dalla maggioranza che il consenso popolare legittimerebbe un
potere al di sopra di ogni eventuale giudizio su processi in corso, fino al
punto di annullare il conflitto d’interesse ed al ritorno all’immunità
parlamentare. Non solo, la maggioranza sembra, per via del consenso popolare
ottenuto, arrogarsi il diritto di imporre la propria volontà senza limiti,
paletti, secondo l’iter parlamentare regolare.
Su tale
punto, legalità e legittimità del potere, vale la pena di valutare la
tradizione democratica italiana, europea, statunitense, turca.
Nello
stesso tempo è necessario promuovere la partecipazione popolare al dibattito
sulle tematiche del diritto e sulle tematiche sociali.
È la via
percorribile individuata da MicroMega, IdV, Radicali. Si spera percorrano tale
via con assiduità e convinzione PD e UDC.
È
possibile liberarsi dei lacci di un difficile passato. Le guerre sotterranee
dei muri, le tangentopoli e le lottizzazioni di ieri, non devono trascinare
all’agonia democratica del paese, non devono essere motivo di reciproco
assolvimento di responsabilità e supposte illegalità, beninteso da accertare.
Siamo
nella morsa di un potere retrogrado che prova in modo autoritario a mantenere
ed accrescere privilegi oligarchici, schiacciando la dignità personale in
termini di reddito, senza il rispetto dei fondamentali diritti umani e
costituzionali (L’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro, non sul
reddito).
Si chiede
a forze politiche rilevanti come PD ed UDC di non diventare complici della
maggioranza nella distruzione delle istituzioni, con una riforma costituzionale
imposta, unilaterale.
Si chiede
a tali forze, ma a tutte le forze politiche di testimoniare fiducia nella
magistratura e nella Costituzione, di esserne garanti.
È tempo,
ancora, che i Sindacati si assumano le proprie responsabilità e assolvano il
proprio compito, non come doppione di Confindustria, tanto da apparire inutili.
È tempo
che intraprendano consultazioni effettive con i lavoratori e ne rappresentino
le migliori richieste in un quadro di solidarietà nazionale. Senza facili
illusioni, consapevoli che nella Confindustria, oggi rappresentata, l’obiettivo
è raggiungere in Italia i valori del mercato del lavoro equiparati ai livelli
della Romania, perché sia vantaggioso agli imprenditori.
I partiti
dell’opposizione ed i lavoratori devono sostenere i Sindacati nel rifiuto della
contrattazione separata per categorie, nel rifiuto della traduzione della
flessibilità in precariato a vita.
Il passo
indietro del governo oggi registrato sul precariato e sulla pensione sociale
dimostra l’importanza dell’azione dell’opposizione.
Link
correlati
Informazione
sicurezza lavoro, Il Caffe', Video
http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/speciali/caffe/29072008.asp
Immigrati
e precari, Il Caffè, Video
http://www.ricerca.rai.it/search?q=cache:bLfcn_QEVggJ:www.rainews24.rai.it/ran24/ rainews24_2007/speciali/caffe/+Pannella+caff%C3%A8+rainews24&access=p&output =xml_no_dtd&ie=UTF-8&client=rainet_frontend&proxystylesheet=portale&oe=ISO-8859-1
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25 luglio 2008
Gerarchi al potere
Dal taccuino del giorno
Altro che
decentramento dell'amministrazione, si va verso una massiccia imposizione di un
potere verticistico burocraticamente declinato in ogni periferico
satellite territoriale. Reazione
alla massificazione della società?Torniamo un secolo indietro. Reazione alla globalizzazione? Sintomo di una
povertà culturale ed umanitaria che si traduce in una debole identità, incline ad affermarsi sconvolgendo le regole democratiche, il patto di solidarietà
intorno a cui si uniscono le diverse componenti del paese. Quando non è
occultamento d’illegalità, in tale retroterra culturale si colloca una politica
economica avvitata al protezionismo nazionale e, persino, con un certo
federalismo, al protezionismo regionale se non provinciale. Indipendentemente dalla crisi economica, una congiuntura di
speculazione finanziaria che si cumula alle difficoltà strutturali di settori
dell’industria e dell’ energia inadeguati ai livelli sostenibili ed incapaci di
iniziative autonome.
Mentre ancora non si spegne lo stupore -una sorta di sbilanciamento assimilabile all’onda d’urto in coda ad una grande esplosione,
provocata dai contenuti espressi da Tavaroli nell’intervista pubblicata da
Davanzo su Repubblica- e si radica, sempre più profondamente, la convinzione di
una casta da evitare, in attesa di un
Veltro che guidi a ritrovare con dignità l’equilibrio tra libertà e giustizia, riconosciamo il coraggio ed il valore di tante iniziative, testimonianza
dell’esistenza di un’altra faccia della convivenza civile.
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25 luglio 2008
Dopo il lodo Alfano la successione
Dal taccuino del giorno
Maria
continuava a imbarazzarmi con le sue domande. Non sapevo rispondere. Perché il
governo sembrava volersi dare un gran da fare per modificare le regole della
magistratura? Il premier non era sempre stato assolto in tutte le inchieste che
lo avevano riguardato? La
Costituzione, la legge elettorale in vigore, non gli avevano assicurato una
vittoria schiacciante? Dopo un inaspettato silenzio, memore di Augusto, Maria trovava che il governo voleva stabilire una legge per la successione.
successione
| inviato da rmsilfilodibabele il 25/7/2008 alle 0:11 | |
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22 luglio 2008
Caos clientelare e autonomie regionali, governo responsabile e crisi economica, legalità e legittimità democratica
Dal taccuino del giorno
Resoconto dagli articoli di Gian Antonio Stella, Michele
Salvati,Francesco Gavazzi, Daniele Manca, Sergio Romano
L’autonomia nella sanità ha visto
alcune regioni impelagarsi in un pantano caotico.
Caos anarchico e clientelare emerge
nei dati del Libro Verde dell’Economia. Differenze inspiegabili.
Alcuni dati
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Friuli Venezia Giulia
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Campania
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Costo medio del personale
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38000 euro
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51000 euro
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Lombardia
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Lazio (Roma, San Camillo)
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Costo di un posto letto al giorno
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455 euro
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897 euro
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Alto Adige
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Campania
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Parti cesarei
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23%
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59%
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Ambulatori e laboratori privati
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Sicilia
¼ del
valore nazionale
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Chirurgia vascolare
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Catanzaro
Utilizzo
del 4% dei posti letto
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Aumenti salariali dei manager
Momentaneamente
sospesi
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Campania
30%
annuo *
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Bilancio consuntivo regionale
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Sicilia
8,5 miliardi
**
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*nell’ambito di un buco di 10
miliardi di euro.
** maggiore della spesa totale per la
sanità in Finlandia, 1/12 della spesa
totale della sanità in Italia (102 miliardi).
Nel programma elettorale del PDL e
del PD alla Sanità erano dedicate rispettivamente 7 e 6 righe mentre il volume della spesa (102 miliardi) e gli
scandali ricorrenti in diverse regioni sono elementi che richiedono un
investimento di responsabilità e chiarezza nel sistema complessivo, finora
evase.
Il pantano della sanità, Gian
Antonio Stella, 17 luglio 2008, Corriere
Che cosa farebbe un governo
responsabile di fronte ai due gravi problemi - Stasi della crescita
del reddito (occupazione e prodotto per occupato). Aumento del petrolio, dei
prodotti agricoli, di molte materie prime- dell’economia? Maggiore produzione e maggiore
esportazione.
Minore consumo ed minore
importazione.
Si potrebbe rendere meno gravoso la
ricaduta della crisi economica sulla fascia più debole della popolazione con la
riduzione delle imposte sui redditi da lavoro più bassi e con misure di
sostegno (Welfare) per coloro che hanno un reddito tale da non essere soggetto
ad imposte (un impegno più sostanzioso di quello previsto dalla social card).
Mantenimento della spesa pubblica ed
aumento delle tasse in altri settori.
Taglio della spesa pubblica.
Michele Salvati, considerando
l’analisi del governatore di Banca
Italia, traccia il puzzle di un paese a pezzi: un’industria che produce
e compete, un’industria ed un terziario protetti, un settore pubblico che non è
in grado di fornire servizi ad imprese e famiglie.
Sarebbe necessario aprire tutto il
sistema alla libera concorrenza ed imporre l’efficienza nel settore pubblico.
In conclusione Salvati auspica aiuti
per le fasce più povere, una maggiore produzione, il rifiuto della scala mobile
che porterebbe all’aumento dell’inflazione. Chiede alla fine quali sarebbero i
provvedimenti dell’opposizione in tale situazione? La ricetta dell'efficienza ,Michele Salvati,18 luglio 2008, CorriereQuali sono gli interessi tra Lega ed
ENI?Perché la Lega ha tentato di far
approvare un emendamento (decaduto per l’opposizione di Gianni Letta) contro
l’Autorità per l’Energia? Nel momento in cui questa ha anche il compito di
vigilare affinché l’onere della Robin tax non sia traslato sui prezzi al
consumo.Perché la Lega si oppone alle
liberalizzazioni?
Perché ha presentato un emendamento
(decaduto per l’opposizione di AN) contro l’obbligo delle gare per la gestione
dei servizi pubblici locali?
Quali rischi comporta la “soluzione”
per Alitalia di fusione con AirOne
accompagnata dalla partecipazione di alcuni imprenditori italiani?
Azzeramento della concorrenza con
costi elevati per i passeggeri?
Promesse del governo ai nuovi
imprenditori (concessionari dello Stato e costruttori)?
“Siamo ricchi e non ce ne
accorgiamo”, lo slogan dietro cui il ministro Tremonti proponeva, con
l’ipoteca sulla casa, un ulteriore indebitamento a chi già era indebitato (Dpef
2002).Meccanismo simile a quello dei subprime. (A tale proposito chi paga
l’indebitamento ad essi dovuto di Comuni, Regioni, enti pubblici? Vengono
individuate le responsabilità?)
Di fronte all’allarme sulla crisi
economica manifestato dal ministro Tremonti, entro i primi sei mesi vi era un
avanzo di 3 miliardi in bilancio, asserisce
tra l’incredulo ed il preoccupato Luigi Bersani. Perché negli ultimi sei
mesi il bilancio dovrebbe presentarsi
negativo per 19 miliardi? I tagli proposti saranno inefficaci? Gli italiani non
pagheranno più le tasse? Cosa altro?
Nel passato il protezionismo
regressivo di destra ha fallito. Non si può continuare con le logiche dello
Stato imperialista delle multinazionali, dei gruppi di potere giudaico
massonico, dei blocchi comunisti e dei blocchi del mercato globale. No, non è questo un linguaggio demagogico.
Preoccuparsi dell’inflazione che colpisce pensionati, reddito fisso, imprese
che operano in settori strettamente legati al consumo, non è demagogia. Niente
è stato previsto in difesa di tali ceti. La Robin tax più che un accordo per
gli operai è un accordo con i petrolieri, i quali sono tutelati dallo Stato
rispetto alla concorrenza. Così pure l’accordo con i banchieri , i colossi
energetici, autostrade ecc.
Anche l’assegno di 200 milioni per la
solidarietà da parte dell’Eni è il cambio per la concessione della gestione
della rete del gas.
Si continua con l’azzeramento della
concorrenza e di conseguenza la crescita dell’inflazione. Questa avanza in
tutti i settori fuorché per il governo che, mantenendo ad 1,7 l’inflazione
programmata, rende impossibile un adeguamento dei salari al costo reale della
vita, mentre i produttori potranno scaricare l’inflazione sui consumatori.
Il centro sinistra avrebbe operato
“detrazioni fiscali per i lavoratori sotto i 25 mila euro di reddito annuo, 20
mila per i pensionati” e per coloro che non hanno reddito “un intervento medio
intorno a 300 – 350 euro…”
Li ha messi al riparo dalla concorrenza contro i cittadini Daniele Manca 14 luglio 2008 , Corriere
Ciò che rende più aspra la contesa
tra politica e magistratura in Italia, dice Sergio Romano, è il fatto che la
politica abbia delegato alla magistratura la lotta contro terrorismo, mafia,
corruzione.
Una politica che, come si era
auspicato prima delle elezioni, come tante volte aveva ipotizzato Giuseppe
Davanzo lungo il corso delle tante inchieste delegittimanti la “casta”, promuovesse un autonomo processo di
risanamento, saprebbe riconquistare autorevolezza e ritrovare con la
magistratura l’equilibrio tra legalità e legittimità democratica.
Non è chiaro come sia possibile
uscire dal paradosso per cui “azioni giudiziarie, intercettazioni, avvisi di
reati, detenzioni cautelari” abbiano l’effetto di screditare contemporaneamente
sia il partito della legalità sia quello della legittimità democratica.
Non è chiaro quale parte
dell’opposizione possa realizzare una riforma della giustizia tale da evitare
che gli italiani non credano più né ai magistrati né ai politici.
Il vero rimedio del conflitto , Sergio
Romano, 19 luglio, Corriere
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10 luglio 2008
Capri espiatori e riti purificatori
Dopo l’8 luglio: il pericolo dell’assassinio dell’autonoma opinione pubblica e la responsabilità popolare
Al Caffè di Rainews24
di mercoledì sorprendeva il monocolore della stampa. Risaltava il giudizio
negativo sugli interventi di Sabina Guzzanti, di Grillo e persino di Marco
Travaglio, ritenuti offensivi nei confronti del papa Benedetto XVI, del
presidente Napoletano e del ministro Carfagna. In Parlamento le osservazioni
erano sulla stessa linea, soddisfatti della generale riprovazione tanto
Berlusconi quanto Veltroni.
Non era fonte di
scandalo il Lodo Alfano, la legge blocca processi o il contenuto delle
intercettazioni già note e di quelle in ombra.
Soltanto l’espressione
della delusione per una probabile firma da parte del presidente di leggi poco
democratiche, se non anticostituzionali, diventava incontenibile pietra di
scandalo.
Lo scandalo non era
dato dai fatti in corso d’indagine giudiziaria, ma dalla loro emersione in una
parte dell’opinione pubblica, evidentemente capace di non subire i
condizionamenti del regime.
Abbiamo potuto
registrare apertamente una complessiva rimozione di una parte, di questa
coscienza pubblica indipendente dal regime, come macchia nera, il capro
espiatorio, causa dei guai del paese, una specie d’acqua battesimale in cui
purificare i veri panni sporchi, la truffa, l’interesse personale nella
gestione della cosa pubblica, il clientelismo.
Concludendo la
riflessione su quest’aspetto, Di Pietro, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti,
Grillo, complessivamente i Girotondini, la stessa“Piazza”, costituirebbero la
macchia nera, il male della Repubblica.
Certo tali
considerazioni, di là dalla misura della satira da cui Di Pietro come Furio
Colombo avevano preso distanza, hanno inferto una ferita rilevante a tanti,
noti come Rita Borsellino, Camilleri, gli stessi Di Pietro, Furio Colombo,
Marco Travaglio, sostenitori come Umberto Eco, Giulietti e molti altri mossi
dall’unico interesse di difendere democrazia e Costituzione.
L’attacco agli
organizzatori della giornata dell’8 luglio ed alla “piazza” ha spinto persone
oneste e innocenti, con alta percezione di “patria”, “collettività”, “diritto”,
a chiedersi “siamo folli?”, “qual è la verità?”, “in quale paese viviamo?”.
In Piazza Mecenate a
Milano, l’8 luglio, si erano incontrate alcune centinaia di persone, semplici
cittadini, appartenenti a Libertà e Giustizia, sostenitori dell’Italia dei
Valori, di Sinistra democratica, dei Verdi, ma anche alcuni del PD. Dopo
l’intervento di un costituzionalista, Vittorio Angiolini, che aveva spiegato le
ragioni della manifestazione, i cittadini sono stati invitati ad esprimere
opinioni e quesiti.
“Può il Capo dello
Stato fermare leggi incostituzionali, come quella blocca processi?” è stato
chiesto. “Sì, può, potrebbe, soprattutto deve essere il popolo” è stato
risposto.
I comici a Roma, in
effetti, avevano espresso nel modo, criticabile e perfettibile, loro
congeniale, una domanda presente e di grande rilevanza in una parte
dell’opinione pubblica, minoranza, ma non per questo meno valida o ingiusta,
come Umbro Eco insegna.
Aggiungo, in fondo, una
piccola speranza, per Maria, un’amica che non sa rassegnarsi ad una situazione
politica, sociale e legale, così assurda.
Di Pietro, respinto
dall’alleanza con il PD per la sua frequenza della “Piazza”, potrà fungere da
polo attrattivo per quella parte della sinistra che non ha rappresentanza in
Parlamento.
Veltroni ripudiando le
posizioni “oltraggiose” nei confronti di Chiesa e “Istituzioni” potrà
accogliere consensi da centro destra.
Sarebbe opportuno che
entrambi conservassero reciproco rispetto e sviluppassero programmi distinti e
paralleli in vista di una confluenza finale.
Milano, 8 luglio,
Piazza dei Mercanti Mercanti, 1
2 3
http://it.youtube.com/watch?v=H3PEfy6XxLI&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=2ekX3AfSydg&NR=1
http://it.youtube.com/watch?v=39MMph3uK-I&feature=related
| inviato da rmsilfilodibabele il 10/7/2008 alle 20:22 | |
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Ben trovati
CosmonautiNaufraghi? Navigatori, fortunati, ancora, che simulano, soltanto, il viaggio esplorativo nelle lande desolate dello spazio galattico, con la mente viaggiano virtualmente, mentre con i piedi toccano Terra. Nelle mani hanno una ricchezza immensa, nulla è ancora perduto. Il timoniere governa la ave se pure nella nebbia. Sull’albero maestro la vedetta scruta col cannocchiale l’orizzonte incerto. Lanciano parole nel vuoto e con gli echi di risposta tracciano mappe, traiettorie d’approdi ad isole, sistemi planetari.Com’è facile cadere nella retorica! Non è questo che si vuole. Vogliamo poche parole, scarne, scavate, incise nel silenzio, perciò significanti.5.12.03
Senza Pause
Non dà tregua il tempo, il presente, con i suoi tremendi sviluppi, è incombente.Non permette pause di riflessioni, impone forse scelte non adeguatamente ragionate, si sta da una parte o dall’altra.Troppe questioni, tutte rilevanti, si accavallano: la guerra, l’Europa, la giustizia, l’informazione.Anche nel caso si limiti l’attenzione solo alle prime due, queste costituiscono un peso eccessivo per chi voglia mantenere una coscienza critica e tenti di informarsi ed interrogarsi per tal fine mentre svolge le funzioni legate al suo ruolo sociale. Forse bisogna recuperare un po’ di leggerezza, nel senso che l’individuo, cosciente delle sue esigue possibilità di inferire sulla società, possa in qualche modo appagare il bisogno di realizzare il proprio progetto di vita adempiendo, almeno nel suo piccolo, il destino d’esistere in coerenza. Ci si sente a volte salvatori, forse da utopistici si è così, ma nella nostra costituzione di uomini siamo nati liberi, ognuno solo con una coscienza personale; ed ognuno, forse, deve provvedere vivendo prima di tutto alla propria liberazione.Tale prospettiva è solo una proiezione delle infinite facce del cristallo in cui si può percepire il mondo, in lotta sempre con quell’idea arbitraria e impotente di volere - dovere aver la presunzione di cambiare il mondo.Come elettrone che fugge e ritorna nella sfera dell’atomo tra sociale e individuo si gioca l’esistenza, si trae l’impeto che dà voce alla poesia e l’umiltà della preghiera che parla a lle stelle.2.12.03 |
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