.
Annunci online

  rmsilfilodibabele [ parole per tessere un filo su un’umile torre di Babele ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo






cerca
letto 190633 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


29 novembre 2009

...dell'utile per iscopo

Dal taccuino del giorno

Era sottinteso, ieri, a proposito di eroi, che era un parlare più che altro a me stessa, un rincuorare, un sorreggere.

Un appello ancora a resistere, a riconoscere un senso all’impegno civile in questo paese, ad un atteggiamento di dialogo.

Nelle parole di un altro eroe, Saviano, in Gomorra, s’invoca l’opera di autori che si servano dell’arte come mezzo per sviluppare, nell’opinione pubblica, un livello più elevato del senso dell’etica come del senso della legalità, la fede e la tenacia in valori che nel terzo millennio le nuove generazioni, a fatica, raramente, possono sperimentare.

Accanto a forme artistiche che considerano l’arte fine a se stessa (espressione e ricerca di un senso autentico dell’esistente) su quella linea che  ha visto incontrarsi la poesia lombarda di metà Novecento con Saba e Montale, in contrapposizione a voci, movimenti, che, talvolta, si disperdono in un edonismo vuoto, sterile, oppure sfociano nella dilatazione di un illimitato espressionismo egocentrico,  l’appello di Saviano, sulla scia di una felice cinematografia, ricorda l’atteggiamento impegnato dell’artista nel dibattito aperto da M.me De Stael.




28 novembre 2009

è un eroe


Chi ha il coraggio di dire la verità

È un eroe oggi

 

Antonio Tabucchi, I fatti e i veleni, in L’Unità del 20 maggio 2008

 

Marco Lillo, Schifani e il palazzo abitato dai boss, da "Il Fatto Quotidiano", 20 novembre 2009 in Micromega

 

Giancarlo De Cataldo, Via Gradoli, cittadella del sesso con i fantasmi dei servizi segreti
                             Romanzo Criminale , Einaudi

                             Nelle mani giuste, Einaudi

Giovanni Sartori, Senza ideali molta ruberia , Corriere,21     novembre 2009

                        La Repubblica dei giocattoli , Corriere, 12 novembre 2009

Nicola Tranfaglia, [Pdf]Democrazia Tutti Gli Agguati Del Governo – Unità 27 novembre 2009

Con loro molti altri.

 

Chi non svaluta il lavoro e rende possibile lo sviluppo della dignità personale, è un eroe;

chi non ha bisogno di schiavi per affermare la propria libertà e costruire il proprio benessere.




7 ottobre 2009

Lex incede alta la fronte


 

dal dì che nozze e tribunali ed are

dier alle umane belve esser pietose

di se stesse e d’altrui…

 

 

 

parole incise sulle pietre

vestirono regale auctoritas,

tacquero spade fratricide.


Dalla marina schiuma leggera,

di fiori adorna, la dea un velo,

un filo d’illusioni tenaci,


tendeva



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. civiltà giustizia...

permalink | inviato da rmsilfilodibabele il 7/10/2009 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2009

Partenze e ritorni. Federalismo "sovranazionale" e Federalismo fiscale

dal taccuino del giorno

Tra partenze e ritorni, forse, si sosta sulla linea mediana sulla quale arbitro è la convenienza del momento.

Movimenti centripeti hanno modificato nel 2001 l’Articolo 117 della Costituzione del 1948:

Costituzione del 1948

Articolo 117.” La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni…

 

Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Modifica dell’Articolo 117

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

 

a)politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea…”

Articolo 117  http://www.nascitacostituzione.it/03p2/05t5/117/index.htm

Movimenti centripeti questi, che alcuni considerano anacronistici e contraddittori, rispetto alla spinta centrifuga generata dal volume e dalla qualità di accordi, di legami, intessuti dalle istituzioni regionali a livello europeo e globale, nell’intento di accompagnare l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.

Scenari  intrecciati, multiversus, locali, regionali, nazionali, europei, sopranazionali, locali e globali, facevano, già negli anni sessanta, prevedere ad Altiero Spinelli la fine dello Stato nella politica estera. Tale intuizione riporta alla domanda generale sui nuovi caratteri dello Stato nell’epoca globale ed ai problemi specifici che riguardano  l’identità ed il contratto…sociale (quale?) nel paese (sistema?!!) Italia e la sopravvalutazione o considerazione unilaterale dell’aspetto economico su tutti gli altri, più, meno ed ugualmente rilevanti, alla base di una legge costituzionale che legittimi l’esistenza di uno Stato.

Federalismo “sovranazionale” e Federalismo fiscale partono da una matrice comune di capitalismo neoliberale, di desiderio imperialistico, aspettativa da multinazionali, prospettive che, mosse anche in modo decentrato, portano allo schiacciamento delle persone e dei cittadini, pensati soltanto in termini di risorse da depredare, di profitto da ricavare.

Spesso si giunge ad identificare il bene comune con l’affermazione e l’espansione delle imprese, ma non si procede alla ridistribuzione  dignitosa della ricchezza prodotta, al coinvolgimento nella partecipazione alle scelte ed alle responsabilità, alla tutela ed allo sviluppo dei diritti della cittadinanza e della sicurezza nel lavoro.

Rispetto alle regole della convivenza si assiste ad un movimento centripeto verticale, di tipo gerarchico…

Naturalmente sono movimenti che i cittadini possono ancora orientare nel verso della libertà, della solidarietà.

Forse, manca un’autocoscienza delle potenzialità che le conoscenze oggi offrono ai singoli individui per organizzare attività economiche autonome in grado di liberare dallo sfruttamento del lavoro dipendente.

Esiste un ‘informazione che si occupa di economie innovative, occorre ricerca, cooperazione: la scommessa è trasformare federalismo in fondazione responsabile, realistica e solidale di opportunità d’emancipazione e liberazione per il paese.

Per approfondire

Altiero Spinelli “ Le prospettive della politica estera italiana”, 1967

La rivista il Mulino: Le prospettive della politica estera italiana

 “La Lombardia fa politica estera”, Morris Gasparri in Limes, 2, 2009

Esiste l’Italia? Dipende da noi?

http://www.radio.rai.it/radio3/primapagina/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=278311




25 aprile 2009

Nei giorni vicini all’armistizio, atmosfera, motivazioni, caratteri della Resistenza

…Gli italiani che decidono di resistere si cercano e salgono in montagna nel volgere di poche ore. Può sembrare un miracolo: “era la chiamata di una voce diffusa come l’aria”, si dirà, “era come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno”. Ma miracolo non è, la minoranza del settembre è l’avanguardia di una resistenza che ha radici profonde e lontane: nelle fabbriche, nei campi, nelle università, nelle prigioni, tra i fuorusciti, dentro l’esercito fascista, dentro il fascismo, energie spesso ignote le une alle altre, ma complementari, figlie della stessa volontà di sopravvivere, di non cedere.

…La Resistenza del settembre nasce dall’incontro tra il vecchio e il nuovo antifascismo. I due fiumi divisi per anni dagli argini polizieschi del regime, confluiscono. Il vecchio antifascismo dell’esilio, della cospirazione, del silenzio e dello sdegno che ha opposto al regime un no di principio, rifiutandone l’esperienza; e il nuovo antifascismo, nato dentro il fascismo, arrivato al no dopo aver partecipato, peccato, capito. Il primo orgoglioso delle sue storiche benemerenze, della lunga lotta: 4.471 condannati dal Tribunale speciale, 28.115 anni di carcere (23.000 dei quali scontati dai comunisti, nerbo dell’opposizione) e ottomila internati, quindicimila confinati, centosessantamila ammoniti, diecimila emigrati; più i morti, a cominciare da Gramsci, Gobetti, Amendola. Il secondo persuaso di rappresentare nel 1943 lo spirito insofferente della maggioranza, passata per tutte le delusioni.

…Perché in montagna? L’estrema eccitazione dei primi giorni non esclude la riflessione, la guerra partigiana è, dagli esordi, una scuola del carattere: ciascuno solo con la propria coscienza. Perché in montagna? Le occasioni per riflettere non mancano: durante le marce, curvi sotto il carico; nelle veglie attorno ai fuochi quando si spegne la conversazione e la pelle del viso sente il calore forte e eguale della brace; nel buio delle prime guardie notturne. L’uomo che ripensa la sua scelta è moralmente vigile; se giovane e cresciuto nella retorica fascista, attento a ogni cedimento. “Bisogna scrivere questi fatti”, annota il partigiano Arton nel suo diario, “perché fra qualche decennio una nuova retorica patriottica e pseudo-liberale non venga ad esaltare  le formazioni dei purissimi eroi…In quasi tutte le mie azioni sento un elemento più o meno forte di interesse personale, egoismo viltà calcolo ambizione. Perché non dovrei cercarlo in quello degli altri? Perché ritrovandolo dovrei condannarlo severamente?”Le ragioni della scelta sono diverse, ma non esclusive. Opportunismo? Certamente sì, chi va in montagna ci va anche per salvarsi da quella trappola per topi impauriti che è la città, per scampare alla casualità di giorni caotici e imprevedibili, per attendere in armi, alleato dell’ultima ora l’arrivo degli anglo-americani che immagina imminente. Però è un opportunismo decente, chi va in montagna sa bene di essersi dichiarato, di avere scelto la parte che sta contro il tedesco con tutti i rischi che ne seguono. Spirito d’avventura? Per molti sì,  per i giovani forse è il sentimento dominante; ma le imprese rischiose lo esigono, e non contrasta con le più meditate convinzioni. Poi c’è l’interesse politico, che fra gli antifascisti militanti è preminente. C’è e non può mancare, la guerra che si inizia sarà politica anche se i giovani lo intuiscono appena. Ma si va in montagna soprattutto per rappresentare una protesta vivente, per un sentimento elementare di dignità, e questo lo capiscono tutti, giovani e anziani, colti e ignoranti: “Qui non si tratta dello spirito eroico. È lo spirito umano che sta in piedi e noi con esso”. Volontà di resistere, di non abbandonarsi al panico e alla rassegnazione. È da qui che nasce il militarismo ribelle.

…i giorni fra l’8 e il 18 settembre 1943 hanno l’effetto chiarificatore che è mancato al periodo badogliano, mostrano le forze reali su cui l’antifascismo può contare venuta l’ora della prova. È subito chiara che la lotta armata sarà condotta da una minoranza, anche se accompagnata dal favore popolare, anche se inserita nella resistenza passiva delle moltitudini. Bande di diverso colore politico fra cui i volontari possono scegliere liberamente…I montanari della valle del Po saranno garibaldini, quali che siano le loro idee, perché è garibaldino il primo gruppo che si forma nella valle, e giellisti nella valle Stura o Grana perché lì sono arrivati primi i giellisti. Ma a parte queste affiliazioni obbligate, che del resto riguardano un numero limitato di persone, è chiaro che le reclute potranno liberamente eleggere o il rosso delle formazioni garibaldine patrocinate dai comunisti, o il verde di quelle Giustizia e Libertà (gielliste) volute dal Partito d’azione, o l’azzurro degli autonomi: le forze motrici della Resistenza resteranno queste tre, anche se più avanti socialisti, democristiani e repubblicani promuoveranno loro bande.

 …I primi dieci giorni del settembre non consentono una seria analisi classista della ribellione: le scelte personali prevalgono in genere su quelle del ceto, e il campione è troppo limitato. Si possono però fare alcune osservazioni non prive di significato. L’esercito ribelle, nato dal popolo, è aperto a tutti, ci sono operai, contadini, professionisti, studenti, aristocratici, sacerdoti, industriali, annuncio di un movimento che sarà nazionale. Esso però ha dei protagonisti, basta considerare i suoi promotori per capire che di regola appartengono a due tipi di élites: le comuniste, dove il rivoluzionario professionale ha con sé l’aristocrazia operaia e alcuni intellettuali; e le borghesi, di una borghesia liberalsocialista, colta, dove i professionisti, gli insegnanti, hanno con sé gli studenti. Osservazioni sommarie, ma sufficienti a smentire le opposte interpretazioni mitiche: di una classe operaia in puro spirito subito compatta e in armi; o del vecchio Stato che sopravvive con una parte del suo esercito, matrice dell’armata ribelle…Gli uomini che vestono ancora le divise grigioverdi sono della povera gente, lontani dalle loro case da anni, carichi di una stanchezza infinita, decisi a non credere più, fin che campano, ai signori “che hanno studiato, che sanno parlare”, ma che non li hanno avvertiti, che non li hanno difesi dalla serie degli inganni. Ci vorrà del tempo prima che gli umili si convincano che anche i signori “che hanno studiato, che sanno parlare” possono combattere una guerra di popolo, per le stesse ragioni della povera gente.

Le moltitudini che si nascondono, che sfuggono, che qua e là, sorprese dal tedesco, sparano qualche colpo prima di disperdersi, sono anch’esse, in un certo senso, Resistenza, il loro no alla guerra è avverso a chi, come il tedesco, la guerra vuole continuarla; ma se si parla di ribellione armata e dei gruppi da cui ha avuto origine l’esercito di liberazione, allora si impone la distinzione rigorosa, ferma contro ogni rivendicazione postuma di meriti inesistenti. Il gruppo ribelle armato deve possedere una organizzazione militare, per semplice che sia, atto al combattimento manovrato; deve essere ben deciso a combattere, se non in offensiva almeno in difensiva; deve avere un minimo di coscienza antifascista, i suoi uomini devono avere ben capito che esiste un taglio netto, irreparabile, con il fascismo di ieri e con quello che rispunta sotto la protezione germanica.

 

Giorgio Bocca in Storia dell’Italia partigiana, Laterza, Bari 1966



22 aprile 2009

Terra

Nei “memoranda” nati come risposte agli interrogatori del generale Eisenhower …ho descritto nei particolari come una geopolitica costruita attraverso uno scambio assai vivace di contatti personali e intellettuali fra professori, docenti e assistenti e studenti a livello internazionale sarebbe uno dei mezzi migliori per evitare future catastrofi mondiali. Etimologicamente, potrebbe portare nuovamente la “Sacralità della Terra”, la santità del suolo che nutre l’umanità, alla posizione d’onore che le spetta nell’arte politica.

Karl Haushofer, 2 novembre 1945

da Il testamento politico di Karl Haushofer, Mario Losano in Esiste l’Italia? Dipende da noi, Limes, n. 2 2009



19 aprile 2009

La vita attuale è inquinata alle radici

La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!

Ma non è questo, non è questo soltanto.

Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandí e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.

Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha piú alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Italo Svevo, da Psico-analisi in La coscienza di Zeno, 1923



15 aprile 2009

Chi rappresenta Chi?

dal taccuino del giorno


Facciamo i conti con un sindacato spaccato


ITALIA OGGI     ANGELETTI, BONUS A CHI NON LICENZIA  15-04-2009

 

L' UNITA'   LA CGIL REPLICA ALLE "ACCUSE" DI BONANNI: PASSATO IL SEGNO (F.Masocco)  15-04-2009

 

SECOLO D'ITALIA   BONANNI ACCUSA EPIFANI E CREMASCHI: TROPPO AMBIGUI SUL SEQUESTRO DEI MANAGER (F.Bianchini)  15-04-2009

 

Sindacato partecipativo: ma come si presenta è, più che un far partecipare gli operai alla vita amministrativa progettuale della fabbrica, un ricatto ai lavoratori - se volete restare, accettate le condizioni offerte dall’alto.

 

IL SOLE 24 ORE, SCAMBIO DI ACCUSE TRA I CONFEDERALI (G.Pogliotti)  , 15-04-2009

 

Vi è stato un risparmio, sono state assunte 100 persone part-time, ma quei 78 che faticosamente avevano maturato il diritto d’assunzione?

Quale giustizia?

Quale progetto di futuro?

Tornaconto di chi? Credo sia una vergogna!

 

Decentramento dei Contratti, cioè settore per settore, fabbrica per fabbrica

Contrattazione di secondo livello in relazione al rapporto produttività

Inflazione calcolata su beni di consumo a parametri europei, di tipo previsionale

Durata triennale invece che biennale

 

GIORNO/RESTO/NAZIONE SEQUESTRI DI MANAGER. CISL E CGIL AI FERRI CORTI , 15-04-2009

IL MANIFESTO "NON APPLICHEREMO L'ACCORDO SEPARATO" (A.Sciotto)  15-04-2009

Sindacato partecipativo o sindacato complice? Bizantinismi?

 

Conseguenze: caos e frantumi: Cisl e Uil non si ritengono responsabili?

partecipativo = corporativo?

Più ragionevole potrebbe essere il timore di Bonanni del caos o rifiuto che vi sarà  nell’accoglienza dei contratti  a livello locale.

 

IL RIFORMISTA RISSA CGIL-CISL PRIMA DI UN ALTRO ACCORDO SEPARATO (T.Mastrobuoni)  15-04-2009

 

LIBERAL CONTRATTI, LA CGIL MINACCIA IL CAOS (F.Pacifico)  15-04-2009

 

Firmano per il rinnovo pubblico e privato e la durata è quadriennale/triennale.

Ma questi sindacati non hanno chiesto l’approvazione dei lavoratori.

I lavoratori in massa hanno bocciato il contratto al Referendum proposto dalla CGIL.



Per fortuna ho già disdetto la mia tessera sindacale presso la Cisl. Così non firma a nome mio.


LIBEROCONFINDUSTRIA CISL E UIL FIRMANO ACCORDO PER IL PUBBLICO E IL PRIVATO 15-04-2009

 

L' AVANTI ! LA GRANDE OPPORTUNITA' NON COMPRESA DALLA CGIL (G.Cazzola)  15-04-2009

 

La perdita di potere del sindacato ( a parte la Cisl, ha vissuto giorni di gloria consegnando al padrone quel che era rimasto della dignità del lavoro -Patto di Milano-,  spingendo il declino dell’Italia sul piano della Cina rispetto alle condizioni di lavoro e sicurezza) è da addebitare allo spirito patrio di lavoratori  che hanno consentito al patto di solidarietà per entrare nell’euro. Dalle corrispondenti concessioni non si è più tornati indietro, un altro favore alle imprese.

 

L' UNITA' CHI PARLA E CHI FA SINDACATO (B.Ugolini)  15-04-2009

 

LA VOCE REPUBBLICANA SE IL PIU' GRANDE SINDACATO VIVE DI VELLEITA' NOSTALGICHE  15-04-2009





14 aprile 2009

Sulla via del corporativismo

Il “Patto di palazzo Vidoni “ e la “Carta del Lavoro”

 

La subordinazione del lavoro agli interessi del grande capitale fu un obiettivo del fascismo perseguito coerentemente anche sul piano legislativo: nel 1925, con il “Patto di palazzo Vidoni “, la Confindustria decideva  di riconoscere come controparte solo le “corporazioni nazionalifasciste e di escludere da ogni trattativa le residue organizzazioni della Cgl e del sindacalismo cattolico; nel 1926 venne varata una legge che proibiva lo sciopero; e, nell’aprile 1927, fu promulgata la “Carta del Lavoro”. In modi spesso maldestri e demagogici si tentò di affermare il “corporativismo” come terza via, un’alternativa fascista sia al capitalismo che al socialismo: abolendo ogni lotta di classe e rinunciando alle loro rappresentanze autonome(sindacati, Confindustria), gli imprenditori, i lavoratori e i tecnici, inquadrati in un unico organo statuale, la corporazione dei produttori, avrebbero dovuto subordinare i loro specifici interessi ai “superiori interessi della nazione”. Di fatto, la politica economica fascista premiò costantemente gli interessi dei grandi gruppi industriali a spese di quelli dei lavoratori salariati. La scelta corporativa rimase però un’operazione di facciata ben poco efficace: solo dal 1934 le 22 corporazioni istituite ebbero compiti consultivi, alimentando per lo più burocrazie e clientele

 

In “Di fronte alla storia”, Il Novecento e oltre, A.A.V.V., Palumbo, gennaio 2009, p.144


Per approfondire: Massimiliano Tenconi, “TAGLI AI SALARI: ECCO IL SINDACATO IN CAMICIA NERA”



12 aprile 2009

Una buona nuova


“ Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio?”

Voi me lo domandate? voi? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d'una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l'imploriate?”

“ Oh, certo! ho qui qualche cosa che m'opprime, che mi rode! Ma Dio! Se c'è questo Dio, se è quello che dicono, cosa volete che faccia di me?”

Queste parole furon dette con un accento disperato; ma Federigo, con un tono solenne, come di placida ispirazione, rispose: “ cosa può far Dio di voi? cosa vuol farne? Un segno della sua potenza e della sua bontà: vuol cavar da voi una gloria che nessun altro gli potrebbe dare. Che il mondo gridi da tanto tempo contro di voi, che mille e mille voci detestino le vostre opere... “ (l'innominato si scosse, e rimase stupefatto un momento nel sentir quel linguaggio così insolito, più stupefatto ancora di non provarne sdegno, anzi quasi un sollievo); “che gloria, “ proseguiva Federigo, “ ne viene a Dio? Son voci di terrore, son voci d'interesse; voci forse anche di giustizia, ma d'una giustizia così facile, così naturale! alcune forse, pur troppo, d'invidia di codesta vostra sciagurata potenza, di codesta, fino ad oggi, deplorabile sicurezza d'animo. Ma quando voi stesso sorgerete a condannare la vostra vita, ad accusar voi stesso, allora! allora Dio sarà glorificato! E voi domandate cosa Dio possa far di voi? Chi son io pover'uomo, che sappia dirvi fin d'ora che profitto possa ricavar da voi un tal Signore? cosa possa fare di codesta volontà impetuosa, di codesta imperturbata costanza, quando l'abbia animata, infiammata d'amore, di speranza, di pentimento? Chi siete voi, pover'uomo, che vi pensiate d'aver saputo da voi immaginare e fare cose più grandi nel male, che Dio non possa farvene volere e operare nel bene? Cosa può Dio far di voi? E perdonarvi? e farvi salvo? e compire in voi l'opera della redenzione? Non son cose magnifiche e degne di Lui? Oh pensate! se io omiciattolo, io miserabile, e pur così pieno di me stesso, io qual mi sono, mi struggo ora tanto della vostra salute, che per essa darei con gaudio (Egli m'è testimonio) questi pochi giorni che mi rimangono; oh pensate! quanta, quale debba essere la carità di Colui che m'infonde questa così imperfetta, ma così viva; come vi ami, come vi voglia Quello che mi comanda e m'ispira un amore per voi che mi divora!”

I Promessi Sposi, XXXIII, 99-133



12 aprile 2009

Silenzi , squarci di luce

...

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.


Eugenio Montale, da I limoni in Ossi di Seppia



6 aprile 2009

Oltre i riflettori

Avrà un respiro più lungo, del clamore

d’una spettacolizzazione

quasi sfacciata, questa solidarietà

conclamata?

 

                    Forse, una smentita

a quanto offerto ai microfoni

di radionews24 prima delle otto:

Non si possono prevedere i terremoti”,

 

senza neanche un accenno alla denuncia

esporta a chi ha osato.

 

Neanche dopo le scosse forti

delle ventitré, in qualche modo,

è apparso sensato prevenire.

 

Si penserà, ora, agli alvei di deflusso

di fiumi e torrenti? Alle coste franose?

Ai controlli di criteri antismici

nelle costruzioni, alle scuole?

 

Agli inferni sotto la luce solare,

alle fabbriche dei veleni,

ai frutti inquinati si penserà, ora?

 

 

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=113756

 

http://www.youtube.com/watch?v=WieaAPrQEN4



26 febbraio 2009

Uniti per le libertà. Fuori dal sistema.

Dal taccuino del giorno

Questo nuovo infierire sui diritti e sulle libertà delle persone con la limitazione dello sciopero offende me pesantemente; forse, offende ciascuno che ha fiducia nella ragione, nella giustizia.

Le persone che non hanno autonomia di giudizio, che non hanno attese democratiche, non soffrono, non si accorgono di perdere libertà.

Chi ha costumi clientelari non ha niente da perdere, tutto quel che ha gli viene dato in cambio di consenso, niente altro gli interessa.

Maria è ancora sbalordita dalla tranquillità di Paolo Mieli nel suo intervento a Ballarò. Era in buona compagnia martedì sera, il Professor Spaventa, il governatore della Banca Popolare, tutti d’accordo sul bene del Paese, concertare misure per arginare possibili tracolli economici, questa l’unica strada da percorrere. Ronde, intercettazioni, Lodo Alfano, cosette di nessun’importanza.

Ripete parlando a vuoto: “È ancora così certo, Dott. Mieli, che questa che viviamo sia una finta parata di velata dittatura? È così sicuro? Non le trema il passo per questo diritto di sciopero saccheggiato? Premono barricate nelle periferie? Ogni giorno la minaccia di uno sciopero rende impossibile la vita? Sono gli spremuti lavoratori dipendenti all’origine della crisi economica? Per questo bisogna annullare la loro voce? “

Maria che non è mai certa di niente vuol controllare se Mieli sia tuttora Direttore del Corriere della Sera. Sulla testata on line, non ne trova traccia. Con Virgilio risale a  Wikipedia  e sulla sua pagina alla vicenda del giornalista del Corriere che il 3 dicembre è stato esonerato dall’occuparsi delle indagini della Procura di Salerno che indagava sulla Procura di Catanzaro.

Maria ora si chiede se il Direttore del Corriere della Sera può essere considerato garante di libertà.

Le dico di pensare ad altro. Lei non ha ancora finito di leggere “Palestina impossibile” ed ha solo sfogliato “Il buio oltre Gaza”, non che abbia completato “Il clima dell’energia”. Intanto incalzano con il nucleare.

È triste osservare come sia stato facile dividere gli italiani più di quanto lo fossero. È desolante osservare persone colte mostrarsi indifferenti di fronte alla limitazione delle  libertà di parola, di stampa, di sciopero.

Fino a ieri era inconcepibile pensare d’essere costretti a scrutare chi ci sta davanti chiedendoci se ama i suoi interessi più di quei beni che ci fanno sentire essere umani,  se appartiene ai nemici, perché nemico è chi vuol privare gli altri del bene della libertà.

Così a tutti i livelli entriamo nel sistema, diviene ogni giorno più chiaro.

D’altra parte molte voci della società civile, da anni, hanno continuato, come tante Cassandre, ad indicare i pericoli.

Assale lo sconforto, ma  abbiamo coraggiosi giornalisti, magistrati, storici, politologi, scrittori, semplici ed autentici democratici, per difenderla la libertà.

Paolo Mieli  Wikipedia

PRIMO PIANO: Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti. Carlo Vulpio

Ichino: "Non è contro i sindacati
Anche il Pd può votarlo"
di SUSANNA MARZOLLA
, La Stampa
Il governo vuole lo 'sciopero virtuale'
Lo introdurrà nei trasporti pubblici
Repubblica








19 febbraio 2009

Patto Gentiloni

Nell'ottobre 1913 si svolgono le prime elezioni a suffragio universale maschile (le donne voteranno in Italia per la prima volta soltanto nel 1946). L'ingresso della quasi totalità degli adulti sulla scena elettorale preoccupa i liberali, privi di una organizzazione capace di mobilitare le masse e di una struttura partitica moderna, che solo i socialisti possiedono. In soccorso dei liberali si muovono i cattolici, gli unici in grado di contrapporre alla rete delle sezioni socialiste la rete capillare delle parrocchie e delle proprie organizzazioni. Il presidente dell'Unione elettorale cattolica, conte Ottorino Gentiloni, invita i candidati liberali (i cattolici non presentano proprie liste) a sottoscrivere un Patto (detto perciò <<Patto Gentiloni>>), in cui si chiede, in cambio del voto, di opporsi nella nuova Camera a ogni legge (divorzio, istruzione ecc.) che possa ledere gli interessi cattolici. Giolitti non si impegna  personalmente, ma lascia fare. Da parte sua, anche Giolitti cerca di contrastare la temuta avanzata dei socialisti: mette in moto con un'ampiezza senza precedenti, specie nell'Italia meridionale, la macchina dei prefetti, della polizia e la stessa mafia, per intimidire le opposizioni con minacce e violenze.

Carlo Cartiglia, Storia e ricerca



19 febbraio 2009

Fattore uno: scontro religioso?

Il dado è tratto.

Quale? La sconfitta in Sardegna?

Le dimissioni del Presidente del Partito Democratico?

La progressiva annessione dell'opposizione all'interno dell'influenza del Partito Unico al potere (insignito del premio: meritevole di dialogo e di condivisione delle democratiche riforme in gestazione)?

Ringraziamo e stimiamo il Presidente dimissionario perchè così facendo si è opposto all'ipocrisia dei giochi sotteranei innestando un dibattito vero sui fattori di crisi ed aprendo una possibilità di riscossa, una risposta alle aspettative finora eluse dal progetto, così faticosamente alimentato intorno all'instancabile Prodi.

Iniziamo allora a porci alcune domande.

Fattore uno: perchè il campo della politica si satura in un dibattito che invade la sfera della coscienza individuale e diventa scontro religioso, con un eufemismo, a tutto campo?

Quanto ha influito nel risultato dell’aprile 2008 lo scontro tra chi sosteneva l’autonomia della politica nella concezione di uno Stato laico e chi il percorso esclusivo sui binari stabiliti dalla religione? Quanto lo stesso conflitto ha indebolito la coalizione di Prodi? Quanto la strumentalizzazione della  regolamentazione  sulla fine della vita ha determinato il risultato del voto in Sardegna?

È possibile evitare un dualismo da fondamentalismo religioso più vicino ad un formalismo astratto che all'incarnazione di una fede che discenda dall'adesione interiore ad una verità?
L'autonomia della sfera politica da quella religiosa dovrebbe permettere la risoluzione di conflitti etici nella libertà di coscienza del singolo cittadino d'esprimere il proprio voto, nel rispetto delle leggi dello Stato.
Focalizzare l'opinione pubblica sulle questioni etiche si traduce nello spostamento dell'attenzione da temi di maggiore pertinenza politica: riforma della giustizia, intercettazioni, vicende giudiziarie, occupazione, contrattazione e statuto dei lavoratori, questione morale relativa alla legalità della classe politica.
Certo, l'autonomia tra le due sfere d'influenza non è l'unico fattore determinante nell'attuale disorientamento della sinistra, ma come si fa a trovare un equilibrio equo in una matassa ingarbugliata da tantissimi conflitti concomitanti o trasversali?
Individuo e società costituiscono campi che presentano intersezioni, le inclusioni massimaliste appartengono ai sistemi totalitari.
Davanti ad alcune questioni delicate sensibilmente ambito di scelte individuali e patrimonio dell'identità dell'individuo bisognerebbe osservare una certa distanza.
Quale sarebbe, altrimenti, la libertà di coscienza?



27 gennaio 2009

Costruire la pace, è possibile?

é tempo, ora, con disincanto, di parlare un po' di pace.
Non è questo il senso della celebrazione della memoria?
Memoria della Shoah, si è voluto, per scongiurare lo
sterminio d'un popolo da parte d'un altro popolo,
l'abbrutimento di vittime e carnefici.
Questo piccolo punto, si pensava unanimamente
condivisibile, non può che essere un universo in espansione
che comprenda ogni uomo, ogni nazione.
Nel nostro mondo così confuso e caotico, così discontinuo,
vi sono speranze di pace.
Dopo lo squarcio di Gaza -e non è facile e immediato perdonare
più di mille morti innocenti e l'orrore negli occhi di superstiti
inermi- consola in parte, mitiga il bruciore delle ferite, la voce
di protesta che si è alzata all'interno d'Israele.
Soldati israeliani hanno rifiutato di combattere a Gaza.
Civili israeliani hanno manifestato apertamente per la fine
dei bombardamenti.
Credo che queste voci siano state essenziali per giungere
alla tregua.
Anche le manifestazioni nelle città europee hanno avuto
importanza.
Penso che i popoli devono continuare a far sentire la loro
voce, a collaborare per far dialogare il popolo palestinese
ed il popolo ebraico.
Ma che cos'è la Pace?
Abbiamo detto dialogo e libertà, spirito di unità e di amicizia.
Bisogna riconoscere, dunque, che è un valore cercare
d'essere uniti.
Su che cosa si può essere uniti?
Su ciò che è giusto, su ciò che non discrimina, su ciò che
consente un miglioramento delle condizioni di vita e si
riflette trasversalmente, equamente, nelle società...
Su questo si fonda l'importanza ed il valore del dialogo
per definire il campo di ciò che può essere riconosciuto
giusto, equo, condivisibile.
Cerchiamo di sostenere il desiderio di pace e di giustizia
che si sta affermando in Israele.
Sosteniamo la speranza di libertà, di dignità, di pace dei
Palestinesi.
Sosteniamo il rispetto dei diritti umani per i migranti
ingiustamente definiti clandestini in Italia, in Europa.
Difendiamo i diritti dei lavoratori, i diritti dei giovani
ad un lavoro dignitoso, ad un futuro possibile.

Molte le iniziative oggi.
Molti post significativi capaci di leggere la pace nelle sue
modulazioni. Ne indico solo alcuni.
Dov'era Dio, ad Auschwitz AVOCADO
il post in coda riporta il collegamento a due bellissimi video su You Tube
ai lettori la sorpresa.

MUSULMANI TRA I GIUSTI  HAMELIN

Oggi 27 gennaio, è la giornata della memoria Giawba



27 gennaio 2009

facili distorsioni

dal taccuino del giorno

Decisa mi hai raggiunto ed esordisci attaccando.
Non ti conosco più. Scrivi troppo in fretta.
Non dai sufficiente spazio ai differenti punti di vista
o non li elabori quanto basta.
Fermati o non ti leggo più.
Fermati o non si sa più che cosa scrivi.

Fermati o non sarà possibile riconoscere
da Babele il tuo profilo.

Davanti al mio palese rimorso mitighi il tono,
conciliante.
Dai, usala la lima!
Taglia quelle espressioni, adatte più ad un
registro colloquiale
. Che senso hanno?
Riduci retorica, sentimentalismi.
Elimina il superfluo.
Hai ragione, come sempre, Maria, la parola, Maria,
la parola, intessuta di segni, distante dal significante,
non comunica più niente, nota stonata distorce
ciò che è detto.





permalink | inviato da rmsilfilodibabele il 27/1/2009 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 gennaio 2009

Lampedusa, isola di civiltà

I cittadini di Lampedusa hanno saputo identificarsi
DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Rispondiamo come loro dovunque si voglia inaugurare
un carcere per  l'identificazione e l'espulsione degli
 immigrati sernza permesso di soggiorno che non hanno
commesso alcun crimine, in Italia, in Europa.


Barbarie è nella storia millenaria del Mediterraneo il crimine
di clandestinità.

Che cos'è del rispetto sacrale dell'ospite?
Non si può nemmeno usare a giustificazione una particolare 
crisi economica, politica, che ponga appunto l'Europa
e l'Italia in una condizione peggiore dei tempi passati,
per quanto possa essere difficile la congiuntura presente.

Il reato di clandestinità si rivolge contro molti degli articoli
della Dichiarazione dei diritti dell'uomo"

boes.org

D'avanzo indica un vuoto di "diritto", nella politica dell'immigrazione
del governo, ed una mancanza di cultura, che da una parte non ha
limitato il fenomeno, dall'altra non si è curato di ricercare intese
internazionali con i paesi europei e con i paesi d'origine, equilibrio
tra flusso migratorio e mercato del lavoro.
Cieco si mostra il governo  trascurando ancora aspetti essenziali:
basso tasso di nascite, durata della vita, industria poco tecnologica 
necessità di forze lavoro nel nostro paese. Povertà e disperazione,
dall'altra sponda del Mediterraneo, sono tali che presenza dei militari
e Codice penale non sono sufficienti a fermare il flusso dei profughi.

Tra pubblicità e incompetenza di GIUSEPPE D'AVANZO 25-01-2009





13 gennaio 2009

Su La Stampa Mario Vargas Llosa fa un’analisi onesta e chiara dell’attacco israeliano

Dal taccuino del giorno

Questa sera non pensavo di ritornare sul tema ma ho letto l’articolo di MARIO VARGAS LLOSA, Stiamo con i civili di Gaza , La Stampa. Con la sua analisi, non di parte e non asettica, Mario Vargas Llosa si pone la stessa domanda (a che serve?) e perviene ad una risposta che si può condividere.

“…perché, allora, scatenare un’operazione militare che non sconfiggerà il terrorismo dei fanatici di Hamas e che, in cambio, serve solo a screditare uno Stato che, con azioni punitive come questa, ha ormai perso quella superiorità morale mostrata in passato nei confronti dei suoi nemici quando Yitzhak Rabin firmò gli accordi di Oslo del 1993?
Credo che la risposta sia questa: dal fallimento dei negoziati di Camp David e di Taba del 2000-2001 in cui il governo israeliano guidato da Ehud Barak era disposto a fare importanti concessioni che Arafat fu così sconsiderato da rifiutare, la società israeliana, profondamente delusa, ha vissuto una deriva destrorsa radicale e, per massima parte, legata alla convinzione che con i palestinesi non siano possibili accordi ragionevoli. E che, quindi, solo una politica basata sulla forza, sulla repressione e su sistematiche punizioni li piegherà inducendoli ad accettare, alla fine, una pace imposta secondo le condizioni di Israele. Questo spiega la popolarità avuta da Ariel Sharon e il crescente appoggio al movimento dei coloni che continuano a installare insediamenti ovunque in Cisgiordania e alla costruzione del Muro che isola e divide la Cisgiordania palestinese. E ciò spiega, inoltre, perché, da quando le bombe hanno incominciato a piovere su Gaza, sia schizzata in avanti, come una freccia, la popolarità dei laburisti di Ehud Barak, l’attuale ministro della Difesa, e della leader di Kadima, la cancelliera Tzipi Livni, i quali, grazie all’operazione militare contro Gaza, hanno ridotto il vantaggio che, in vista delle prossime elezioni, aveva nei loro confronti il conservatore Benjamin Netanyahu. Non bisogna dimenticare che, secondo indagini demoscopiche, oltre due terzi degli israeliani approvano l’azione militare contro Gaza.                                                                                                                   I laburisti cui appartengono Barak e di Tzipi Livni praticando una politica basata sulla repressione  erodono il vantaggio di consenso posseduto dal conservatore Netanyau.

Ieri dicevo che tra le conseguenze prodotte dalla guerra di Gaza vi era un consolidamento, anzi la consegna dei paesi  a forze conservatrici da una parte e dall’altra.

In effetti, i laburisti, che dovrebbero essere forze progressiste, in Israele, hanno assunto strategie tipiche delle destre e con tale mossa si approssimano a riconquistare gli elettori.



12 gennaio 2009

A che serve?

Dal taccuino del giorno 11 gennaio

Cronaca di monologhi interrotti

quando saranno entrati nella città, ne avranno attraversato sui carri blindati le strade e saranno penetrati nelle case, una ad una

quando saranno assisi sulle macerie delle case di un milione di vittime

che cosa avranno di più?

Sarà più sicurezza?

Con piaghe di fosforo faranno tacere ogni difesa?

Parlano ancora, ripetendo slogan fino alla nausea, di legittimità della difesa dagli attacchi mortali, anche quando è sterminio d’un popolo inerme.

 Su Le Monde piovono proteste per pochi articoli allineati sulla tesi  ed i ripetitori di slogan guardano strabiliati imponenti manifestazioni in tutto il mondo, perché si fermi la guerra a Gaza.

Il Times rivela il rifiuto di Bush alla richiesta israeliana di colpire con missili alcune siti nucleari dell’Iran.

Francia ed Inghilterra hanno tentato di condurre al dialogo le parti senza successo, l’Europa potrebbe fare di più dettando le condizioni per consentire rapporti di scambio commerciale.

Che cosa, allora?

Sarà, a scapito di tanti tra loro che da sempre aspirano alla pace, che gli israeliani dipenderanno, ancora di più, da una politica difensiva nella quale il potere militare ha un grande peso; gli elettori saranno orientati a consegnare il potere alle forze conservatrici.

Anche nei paesi arabi saranno più forti gli estremismi, riproducendo situazioni stagnanti arroccate sui muri della divisione, del reciproco non riconoscimento.

Link correlati

Gaza, sujet maudit, par Véronique Maurus, Chronique de la médiatrice,  LE MONDE

La protesta in Europa - Foto, Repubblica.it

Quelle folle imponenti, VITTORIO EMANUELE PARSI, La Stampa

Israël se "rapproche de ses objectifs" et poursuit son offensive, LE MONDE

http://www.lemonde.fr/la-guerre-de-gaza/article/2009/01/11/israel-se-declare-determine-a-poursuivre-son-offensive_1140427_1137859.html#ens_id=1106055

Washington aurait refusé d'aider Israël à bombarder l'Iran, LEMONDE

Plus de 120 000 manifestants en France contre la guerre à Gaza,

LEMONDE

L'Onu: «Rinchiusi nel deposito e bombardati» di F. Battistini, Corriere

Gaza, condanna Onu. Israele: fosforo nelle bombe, RACHELE GONNELLI, L’Unità



7 gennaio 2009

Cosa interessa agli italiani del presidenzialismo, del federalismo o dell’indipendenza dei giudici dal potere esecutivo?

Dal taccuino del giorno

 

Stasera il Tg2, mi pare, faceva riferimento all’articolo di Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi, insistendo sull’invito al consumo …per sostenere l’economia. Nell’articolo Ricolfi sostiene che i dati sull’aumento della povertà e sul calo degli acquisti siano stati manipolati, anzi risalivano al 2006-07.Ora non voglio parlare di questo, sebbene ritengo che alcune affermazioni non siano proprio segni di buon gusto, non è bello assumere atteggiamenti cinici di fronte al malessere fisico e psicologico (per i precari ed i cassaintegrati) di tante persone, forse il giornalista del quotidiano torinese non è mai passato davanti ai centri che distribuiscono pasti ai poveri.

Desidero in questo momento occuparmi dell’articolo apparso il 31 dicembre. Secondo Luca Ricolfi gli italiani non hanno motivo di preoccuparsi della riforma sul presidenzialismo. Se passasse in Parlamento, potrebbe essere abrogata con un successivo referendum. Anche il federalismo non avrebbe altra conseguenza oltre l’aumento del peso fiscale. La riforma della giustizia potrebbe avere l’effetto d’accrescere la criminalità tra politici e colletti bianchi, ma, come le altre due riforme, non avrebbe quasi influenza sulla gente comune. Di conseguenza, cosa importa agli italiani se quelle riforme si fanno?

Assicura, continuando Luca Ricolfi, che le altre “buone” riforme, a torto considerate “minori" -cioè la riforma Gelmini, la riforma sul pubblico impiego, sulla sicurezza- quelle sì  incideranno nella vita degli italiani.

Cosa interessa agli italiani del Lodo Alfano? Cosa interessa della possibilità che i giudici utilizzino le intercettazioni per scoprire favori di scambio, gare d’appalto manipolate? Quale importanza può avere per gli italiani, gente comune, la concentrazione dei poteri nel capo dello Stato? Che cosa cambia il fatto che i magistrati siano oppure no dipendenti dal potere esecutivo?

Che importa se gli operatori della comunicazione, stampa, televisione, rete, siano o no autonomi nei confronti del potere politico?

Inoltre, quelle “ottime” riforme -Gelmini, pubblico impiego, sicurezza-  forse non erano proprio quelle più impellenti, tanto meno nel modo in cui sono state introdotte, né le regole del mercato del lavoro presentano cambiamenti migliorativi per i lavoratori.

I tagli della spesa pubblica dovevano partire dai compensi per i parlamentari e dal numero dei componenti del governo, che sembra tutt’ora in fermentazione, dalla riduzione dei costi dei canoni d’affitto dei palazzi della politica, ormai neppure luoghi di dibattito e confronto.

Non so a quanti italiani interessa del Lodo Alfano, del presidenzialismo, del federalismo o dell’indipendenza della magistratura, interessa a chi ha concepito “sacrali” i principi ispiratori della Costituzione e della sua collegialità, interessa alla “società civile” che percepisce lo Stato come un Bene collettivo alla cui gestione vuole partecipare direttamente pervenendo a scelte condivise.

S’illudono quei politici che vogliono innalzare muri tra la “gente  comune”e la classe al potere con i suoi faccendieri o, a seconda delle preferenze, l’oligarchia, padrone della produzione e dei servizi, con i suoi servi al potere. S’illudono di poter far finta di niente, d’eludere la richiesta di rinnovamento. Confondono democrazia con libero arbitrio, libertà con egoismo - individualismo, giustizialismo con giustizia, depauperando le parole del loro significato.

 

Link correlati

Danzare sul Titanic - La Stampa (Documento PDF)

 

Video intervista di Lucia Annunziata
Flores d'Arcais-Violante, scontro in tv sulla questione morale, MicroMega



5 gennaio 2009

A chi giova lo sterminio di Gaza?

Mercanti d’armi esultano:

profitto assicurato investe

l’era Obama, decolla

necessità di guerra.

 

Estremo dono, fenice,

risorge dalle ceneri

di  Bush  il Grande

Medio Oriente.

 

Israele contro Iran,

contro Pakistan  Stati Uniti,

reggeranno cingolati

popoli in movimento?

 

Petrolieri euforici

puntano alle stelle il barile,

tirano fiato i banchieri, sepolta

la crisi, sotto nuove macerie.


Link collegati

 

Israele usa le bombe al fosforo a Gaza

 

Il Times: Israele usa armi al fosforo bianco a Gaza

Gaza, un miracolo da rimuovere? , abbozzidiarnie

Fosforo su Gaza, dialogando



10 dicembre 2008

Tra Uganda e Burundi

È UN DIRITTO DELL’UOMO IL RIPUDIO DELLA GUERRA?

 

Dalla DICHIARAZIONE UNIVERSALE

          DEI DIRITTI DELL'UOMO
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite

il 10 dicembre 1948.


Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente

a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali

ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della

giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti

dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la

coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli

esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della

libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la

più alta aspirazione dell'uomo;

 

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza

della propria persona.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento

o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

 

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel

quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano

essere pienamente realizzati.

 

 

Da boes.org

 

Foto di Francesco Locascio

Congo: guerra nel Nord Kivu

http://www.facebook.com/photo.php?pid=30080189&id=1555621661&l=46e6f

Tra Uganda  e Burundi

ai limitari di campi,

appena rinati, guardano

torvo occhi ancora bambini,

trapela

            rassegnazione

al dolore che verrà.

 

Uno strappo all’orizzonte,

affetto inghiottito dal vuoto,

silente, urlo, immobile,

terrore senza preavviso,

            tracciano il solco

della diffidenza, innalzano

montagne di risentimento.

 

Tremula s’eleva ai morsi

della fame, all’arsura,

una coralità di gesti,

di sguardi, aiuto reciproco,

nelle carovane del Kivu,

ennesima diaspora.

 

 

Da Le Monde segnalato

 

Un site de MSF consacré au Kivu

 

www.etat-critique.fr  Le film



20 settembre 2008

pensiero unico: orrore tra mafia, razzismo e conformismo

dal taccuino del giorno
...

La realtà ci racconta che il nero, l'altro, non è il nemico: è la vittima innocente. La "cronaca" ci dice, con un'evidenza cruda, quale sia il valore, il niente in cui è tenuta in considerazione la vita di un nero (in un disprezzo moltiplicato nella Campania criminale, dopo il pestaggio mortale di Abdul a Milano). Nel mondo reale di Castelvolturno l'aggressore, il criminale, l'assassino non è l'immigrato ma l'italiano. E un tipo di italiano e di italianità diffusa nel Mezzogiorno, organizzata in Mafia, capace di tenere il potere dello Stato in un cantuccio, di governare il territorio, di succhiarne le risorse pubbliche e private, di decidere della vita e della morte degli altri, di ridurre gli altri, se neri, in uno stato di schiavitù, di non-umanità, dopo aver avvilito a sudditi i cittadini italiani. Nell'arco di una mezza giornata vengono alla luce, nella loro essenzialità, l'inconsistenza e i trucchi, il furbo conformismo di una politica che sa soltanto eccitare e inseguire le paure, gli egoismi e furbizie di italiani confusi e smarriti.

da
"Il valore di quelle vite" di GIUSEPPE D'AVANZO, Repubblica



17 settembre 2008

tutti migranti



dal taccuino del giorno

SIAMO TUTTI ABDOUL




permalink | inviato da rmsilfilodibabele il 17/9/2008 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 luglio 2008

Legalità e legittimità.Numeri del Parlamento e colpi di mano

Il ruolo di opposizione e sindacato.

Dal taccuino del giorno

È realtà riconosciuta dallo stesso portavoce del PdL al caffè di Rainews24. La maggioranza, poiché ha vinto le elezioni, presume di possedere il diritto di mettere in atto la propria visione dell’economia, delle regole contrattuali, del diritto.

Non presenta un progetto chiaro, complessivo, come probabilmente ha già sul proprio tavolo. Lancia filamenti sparpagliati, in emendamenti in coda a decreti legge blindati con la fiducia, senza alcuna discussione parlamentare. Tasselli pesanti che inchiodano in un quadro oligarchico, autoritario, antidemocratico.

In tanti, uomini di grande spessore culturale ed esperienza politica e giuridica, hanno rivolto appelli a Veltroni perché non indugiasse ad opporre ferma opposizione e ad intraprendere iniziative di deciso contrasto -benvenuta è la raccolta delle firme contro le leggi “sbagliate”.

Ed è chiaro, nonostante gli “appelli” al “dialogo”, l’unico dialogo ammesso appare l’annessione alla sfera dominante, la conformità al modello imposto.

È difficile dialogare con chi agisce con tale barbarie (discriminazione stranieri, emendamento sui precari, abolizione della pensione sociale, disuguaglianza davanti alla legge -lodo Alfano, inadempimento dell’obbligo costituzionale dell’istituzione dell’organo di garanzia per l’informazione Rai).

La Costituzione vigente è ancora la forza democratica del paese, su questa base è possibile contrastare l’affermazione di un regime anticostituzionale.

L’attestazione di una volontà popolare contraria a norme antidemocratiche può, in primis, sostenere la prerogativa del capo dello Stato di respingere leggi anticostituzionali, successivamente avere l’ultima parola con la consultazione referendaria.

Per questo è necessario che le forze di opposizione vincano le differenze. In questo momento la vera priorità è evitare lo stravolgimento delle regole costituzionali e parlamentari. Su tale obiettivo necessita che tutte le forze di opposizione concordino una strategia consapevole e responsabile atta ad evitare il costume di un governo che di parlamentare ha il numero ma non il metodo.

A tal fine appare opportuno muovere il dibattito intorno alla legalità e legittimità del potere.

Ripetutamente abbiamo ascoltato dalla maggioranza che il consenso popolare legittimerebbe un potere al di sopra di ogni eventuale giudizio su processi in corso, fino al punto di annullare il conflitto d’interesse ed al ritorno all’immunità parlamentare. Non solo, la maggioranza sembra, per via del consenso popolare ottenuto, arrogarsi il diritto di imporre la propria volontà senza limiti, paletti, secondo l’iter parlamentare regolare.

Su tale punto, legalità e legittimità del potere, vale la pena di valutare la tradizione democratica italiana, europea, statunitense, turca.

Nello stesso tempo è necessario promuovere la partecipazione popolare al dibattito sulle tematiche del diritto e sulle tematiche sociali. 

È la via percorribile individuata da MicroMega, IdV, Radicali. Si spera percorrano tale via con assiduità e convinzione PD e UDC.

È possibile liberarsi dei lacci di un difficile passato. Le guerre sotterranee dei muri, le tangentopoli e le lottizzazioni di ieri, non devono trascinare all’agonia democratica del paese, non devono essere motivo di reciproco assolvimento di responsabilità e supposte illegalità, beninteso da accertare.

Siamo nella morsa di un potere retrogrado che prova in modo autoritario a mantenere ed accrescere privilegi oligarchici, schiacciando la dignità personale in termini di reddito, senza il rispetto dei fondamentali diritti umani e costituzionali (L’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro, non sul reddito).

Si chiede a forze politiche rilevanti come PD ed UDC di non diventare complici della maggioranza nella distruzione delle istituzioni, con una riforma costituzionale imposta, unilaterale.

Si chiede a tali forze, ma a tutte le forze politiche di testimoniare fiducia nella magistratura e nella Costituzione, di esserne garanti.

È tempo, ancora, che i Sindacati si assumano le proprie responsabilità e assolvano il proprio compito, non come doppione di Confindustria, tanto da apparire inutili.

È tempo che intraprendano consultazioni effettive con i lavoratori e ne rappresentino le migliori richieste in un quadro di solidarietà nazionale. Senza facili illusioni, consapevoli che nella Confindustria, oggi rappresentata, l’obiettivo è raggiungere in Italia i valori del mercato del lavoro equiparati ai livelli della Romania, perché sia vantaggioso agli imprenditori.

I partiti dell’opposizione ed i lavoratori devono sostenere i Sindacati nel rifiuto della contrattazione separata per categorie, nel rifiuto della traduzione della flessibilità in precariato a vita.

Il passo indietro del governo oggi registrato sul precariato e sulla pensione sociale dimostra l’importanza dell’azione dell’opposizione.

Link correlati

Informazione sicurezza lavoro, Il Caffe', Video

http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/speciali/caffe/29072008.asp

Immigrati e precari, Il Caffè, Video

http://www.ricerca.rai.it/search?q=cache:bLfcn_QEVggJ:www.rainews24.rai.it/ran24/

rainews24_2007/speciali/caffe/+Pannella+caff%C3%A8+rainews24&access=p&output

=xml_no_dtd&ie=UTF-8&client=rainet_frontend&proxystylesheet=portale&oe=ISO-8859-1

 



25 luglio 2008

Gerarchi al potere

Dal taccuino del giorno

Altro che decentramento dell'amministrazione, si va verso
una massiccia imposizione di un potere verticistico
burocraticamente declinato in ogni periferico satellite territoriale.

Reazione alla massificazione della società?Torniamo
un secolo indietro.

Reazione alla globalizzazione? Sintomo di una povertà culturale
ed umanitaria che si traduce in una debole identità, incline
ad affermarsi sconvolgendo le regole democratiche, il patto
di solidarietà intorno a cui si uniscono le diverse componenti
del paese.
Quando non è occultamento d’illegalità, in tale retroterra culturale
si colloca una politica economica avvitata al protezionismo nazionale
e, persino, con un certo federalismo,  al protezionismo regionale
se non provinciale. Indipendentemente dalla crisi economica,
una congiuntura di speculazione finanziaria che si cumula alle
difficoltà strutturali di settori dell’industria e dell’ energia inadeguati
ai livelli sostenibili ed incapaci di iniziative autonome.

 Mentre ancora non si spegne lo stupore -una sorta di
sbilanciamento assimilabile all’onda d’urto in coda ad una grande
esplosione, provocata dai contenuti espressi da Tavaroli
nell’intervista pubblicata da Davanzo su Repubblica- e si radica,
sempre più profondamente, la convinzione di una casta 
da evitare, in attesa di un Veltro che guidi a ritrovare
con dignità l’equilibrio tra libertà e giustizia,
riconosciamo il coraggio ed il valore di tante iniziative,
testimonianza dell’esistenza di un’altra faccia della convivenza civile.



25 luglio 2008

Dopo il lodo Alfano la successione

Dal taccuino del giorno

Maria continuava a imbarazzarmi con le sue domande.
Non sapevo rispondere.

Perché il governo sembrava volersi dare un gran da fare
per modificare le regole della magistratura? Il premier
non era sempre stato assolto in tutte le inchieste
che lo avevano riguardato?
La Costituzione, la legge elettorale in vigore,
non gli avevano assicurato una vittoria schiacciante?

Dopo un inaspettato silenzio, memore di Augusto,
Maria trovava che il governo voleva stabilire una legge per
la successione.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. successione

permalink | inviato da rmsilfilodibabele il 25/7/2008 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 luglio 2008

Caos clientelare e autonomie regionali, governo responsabile e crisi economica, legalità e legittimità democratica

Dal taccuino del giorno

Resoconto dagli articoli di Gian Antonio Stella, Michele Salvati,Francesco Gavazzi, Daniele Manca, Sergio Romano

L’autonomia nella sanità ha visto alcune regioni impelagarsi in un pantano caotico.

Caos anarchico e clientelare emerge nei dati del Libro Verde dell’Economia. Differenze inspiegabili.

Alcuni dati

 

Friuli Venezia Giulia

Campania

 

Costo medio del personale

38000 euro

51000 euro

 

Lombardia

Lazio (Roma, San Camillo)

Costo di un posto letto al giorno

455 euro

897 euro

 

Alto Adige

Campania

Parti cesarei

23%

59%

 

Ambulatori e laboratori privati

Sicilia

¼ del valore nazionale

 

Chirurgia vascolare

Catanzaro

Utilizzo del 4% dei posti letto

 

Aumenti salariali dei manager

Momentaneamente sospesi

Campania

30% annuo *

 

Bilancio consuntivo regionale

Sicilia

8,5 miliardi **

 

*nell’ambito di un buco di 10 miliardi di euro.

** maggiore della spesa totale per la sanità in Finlandia, 1/12 della spesa    totale della sanità in Italia (102 miliardi).

Nel programma elettorale del PDL e del PD alla Sanità erano dedicate rispettivamente 7  e 6 righe mentre il volume della spesa (102 miliardi) e gli scandali ricorrenti in diverse regioni sono elementi che richiedono un investimento di responsabilità e chiarezza nel sistema complessivo, finora evase.

 

Il pantano della sanità, Gian Antonio Stella, 17 luglio 2008, Corriere 

Che cosa farebbe un governo responsabile di fronte ai due gravi problemi - Stasi della crescita del reddito (occupazione e prodotto per occupato). Aumento del petrolio, dei prodotti agricoli, di molte materie prime- dell’economia?

Maggiore produzione e maggiore esportazione.

Minore consumo ed minore importazione.

Si potrebbe rendere meno gravoso la ricaduta della crisi economica sulla fascia più debole della popolazione con la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro più bassi e con misure di sostegno (Welfare) per coloro che hanno un reddito tale da non essere soggetto ad imposte (un impegno più sostanzioso di quello previsto dalla social card).

Mantenimento della spesa pubblica ed aumento delle tasse in altri settori.

Taglio della spesa pubblica.

Michele Salvati, considerando l’analisi del governatore di Banca  Italia, traccia il puzzle di un paese a pezzi: un’industria che produce e compete, un’industria ed un terziario protetti, un settore pubblico che non è in grado di fornire servizi ad imprese e famiglie.

Sarebbe necessario aprire tutto il sistema alla libera concorrenza ed imporre l’efficienza nel settore pubblico.

In conclusione Salvati auspica aiuti per le fasce più povere, una maggiore produzione, il rifiuto della scala mobile che porterebbe all’aumento dell’inflazione. Chiede alla fine quali sarebbero i provvedimenti dell’opposizione in tale situazione?

  La ricetta dell'efficienza ,Michele Salvati,18 luglio 2008,  Corriere

Quali sono gli interessi tra Lega ed ENI?Perché la Lega ha tentato di far approvare un emendamento (decaduto per l’opposizione di Gianni Letta) contro l’Autorità per l’Energia? Nel momento in cui questa ha anche il compito di vigilare affinché l’onere della Robin tax non sia traslato sui prezzi al consumo.

Perché la Lega si oppone alle liberalizzazioni?

Perché ha presentato un emendamento (decaduto per l’opposizione di AN) contro l’obbligo delle gare per la gestione dei servizi pubblici locali?

Quali rischi comporta la “soluzione” per Alitalia di fusione con AirOne  accompagnata dalla partecipazione di alcuni imprenditori italiani?

Azzeramento della concorrenza con costi elevati per i passeggeri?

Promesse del governo ai nuovi imprenditori (concessionari dello Stato e costruttori)?

 Robin Hood alla rovescia , Francesco Giavazzi ,20 luglio 2008, Corriere            

Siamo ricchi e non ce ne accorgiamo”, lo slogan dietro cui il ministro Tremonti proponeva, con l’ipoteca sulla casa, un ulteriore indebitamento a chi già era indebitato (Dpef 2002).Meccanismo simile a quello dei subprime. (A tale proposito chi paga l’indebitamento ad essi dovuto di Comuni, Regioni, enti pubblici? Vengono individuate le responsabilità?)

Di fronte all’allarme sulla crisi economica manifestato dal ministro Tremonti, entro i primi sei mesi vi era un avanzo di 3 miliardi in bilancio, asserisce  tra l’incredulo ed il preoccupato Luigi Bersani. Perché negli ultimi sei mesi  il bilancio dovrebbe presentarsi negativo per 19 miliardi? I tagli proposti saranno inefficaci? Gli italiani non pagheranno più le tasse? Cosa altro?

Nel passato il protezionismo regressivo di destra ha fallito. Non si può continuare con le logiche dello Stato imperialista delle multinazionali, dei gruppi di potere giudaico massonico, dei blocchi comunisti e dei blocchi del  mercato globale. No, non è questo un linguaggio demagogico. Preoccuparsi dell’inflazione che colpisce pensionati, reddito fisso, imprese che operano in settori strettamente legati al consumo, non è demagogia. Niente è stato previsto in difesa di tali ceti. La Robin tax più che un accordo per gli operai è un accordo con i petrolieri, i quali sono tutelati dallo Stato rispetto alla concorrenza. Così pure l’accordo con i banchieri , i colossi energetici, autostrade ecc.

Anche l’assegno di 200 milioni per la solidarietà da parte dell’Eni è il cambio per la concessione della gestione della rete del gas.

Si continua con l’azzeramento della concorrenza e di conseguenza la crescita dell’inflazione. Questa avanza in tutti i settori fuorché per il governo che, mantenendo ad 1,7 l’inflazione programmata, rende impossibile un adeguamento dei salari al costo reale della vita, mentre i produttori potranno scaricare l’inflazione sui consumatori.

Il centro sinistra avrebbe operato “detrazioni fiscali per i lavoratori sotto i 25 mila euro di reddito annuo, 20 mila per i pensionati” e per coloro che non hanno reddito “un intervento medio intorno a 300 – 350 euro…”

Bersani: il vero patto di Tremonti è con i petrolieri e non con gli operai

Li ha messi al riparo dalla concorrenza contro i cittadini  Daniele Manca 14 luglio 2008 , Corriere

 

Ciò che rende più aspra la contesa tra politica e magistratura in Italia, dice Sergio Romano, è il fatto che la politica abbia delegato alla magistratura la lotta contro terrorismo, mafia, corruzione.

Una politica che, come si era auspicato prima delle elezioni, come tante volte aveva ipotizzato Giuseppe Davanzo lungo il corso delle tante inchieste delegittimanti la “casta”,  promuovesse un autonomo processo di risanamento, saprebbe riconquistare autorevolezza e ritrovare con la magistratura l’equilibrio tra legalità e legittimità democratica.   

Non è chiaro come sia possibile uscire dal paradosso per cui “azioni giudiziarie, intercettazioni, avvisi di reati, detenzioni cautelari” abbiano l’effetto di screditare contemporaneamente sia il partito della legalità sia quello della legittimità democratica.

Non è chiaro quale parte dell’opposizione possa realizzare una riforma della giustizia tale da evitare che gli italiani non credano più né ai magistrati né ai politici.

Il vero rimedio del conflitto , Sergio Romano, 19 luglio, Corriere



10 luglio 2008

Capri espiatori e riti purificatori

Dopo l’8 luglio: il pericolo dell’assassinio dell’autonoma opinione pubblica e la responsabilità popolare


Al Caffè di Rainews24 di mercoledì sorprendeva il monocolore della stampa. Risaltava il giudizio negativo sugli interventi di Sabina Guzzanti, di Grillo e persino di Marco Travaglio, ritenuti offensivi nei confronti del papa Benedetto XVI, del presidente Napoletano e del ministro Carfagna. In Parlamento le osservazioni erano sulla stessa linea, soddisfatti della generale riprovazione tanto Berlusconi quanto Veltroni.

Non era fonte di scandalo il Lodo Alfano, la legge blocca processi o il contenuto delle intercettazioni già note e di quelle in ombra.

Soltanto l’espressione della delusione per una probabile firma da parte del presidente di leggi poco democratiche, se non anticostituzionali, diventava incontenibile pietra di scandalo.

Lo scandalo non era dato dai fatti in corso d’indagine giudiziaria, ma dalla loro emersione in una parte dell’opinione pubblica, evidentemente capace di non subire i condizionamenti del regime.

Abbiamo potuto registrare apertamente una complessiva rimozione di una parte, di questa coscienza pubblica indipendente dal regime, come macchia nera, il capro espiatorio, causa dei guai del paese, una specie d’acqua battesimale in cui purificare i veri panni sporchi, la truffa, l’interesse personale nella gestione della cosa pubblica, il clientelismo.

Concludendo la riflessione su quest’aspetto, Di Pietro, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Grillo, complessivamente i Girotondini, la stessa“Piazza”, costituirebbero la macchia nera, il male della Repubblica.

Certo tali considerazioni, di là dalla misura della satira da cui Di Pietro come Furio Colombo avevano preso distanza, hanno inferto una ferita rilevante a tanti, noti come Rita Borsellino, Camilleri, gli stessi Di Pietro, Furio Colombo, Marco Travaglio, sostenitori come Umberto Eco, Giulietti e molti altri mossi dall’unico interesse di difendere democrazia e Costituzione.

L’attacco agli organizzatori della giornata dell’8 luglio ed alla “piazza” ha spinto persone oneste e innocenti, con alta percezione di “patria”, “collettività”, “diritto”, a chiedersi “siamo folli?”, “qual è la verità?”, “in quale paese viviamo?”.

In Piazza Mecenate a Milano, l’8 luglio, si erano incontrate alcune centinaia di persone, semplici cittadini, appartenenti a Libertà e Giustizia, sostenitori dell’Italia dei Valori, di Sinistra democratica, dei Verdi, ma anche alcuni del PD. Dopo l’intervento di un costituzionalista, Vittorio Angiolini, che aveva spiegato le ragioni della manifestazione, i cittadini sono stati invitati ad esprimere opinioni e quesiti.

“Può il Capo dello Stato fermare leggi incostituzionali, come quella blocca processi?” è stato chiesto. “Sì, può, potrebbe, soprattutto deve essere il popolo” è stato risposto.

I comici a Roma, in effetti, avevano espresso nel modo, criticabile e perfettibile, loro congeniale, una domanda presente e di grande rilevanza in una parte dell’opinione pubblica, minoranza, ma non per questo meno valida o ingiusta, come Umbro Eco insegna.

Aggiungo, in fondo, una piccola speranza, per Maria, un’amica che non sa rassegnarsi ad una situazione politica, sociale e legale, così assurda.

Di Pietro, respinto dall’alleanza con il PD per la sua frequenza della “Piazza”, potrà fungere da polo attrattivo per quella parte della sinistra che non ha rappresentanza in Parlamento.

Veltroni ripudiando le posizioni “oltraggiose” nei confronti di Chiesa e “Istituzioni” potrà accogliere consensi da centro destra.

Sarebbe opportuno che entrambi conservassero reciproco rispetto e sviluppassero programmi distinti e paralleli in vista di una confluenza finale.

Milano, 8 luglio, Piazza dei Mercanti Mercanti,

2
 3

http://it.youtube.com/watch?v=H3PEfy6XxLI&feature=related

http://it.youtube.com/watch?v=2ekX3AfSydg&NR=1

http://it.youtube.com/watch?v=39MMph3uK-I&feature=related




permalink | inviato da rmsilfilodibabele il 10/7/2008 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     ottobre       

 Ben trovati

CosmonautiNaufraghi? Navigatori,
fortunati, ancora, che simulano, soltanto,
il viaggio esplorativo nelle lande desolate
dello spazio galattico, con la mente viaggiano
virtualmente, mentre con i piedi toccano Terra.
Nelle mani hanno una ricchezza immensa,
nulla è ancora perduto. Il timoniere governa la
ave se pure nella nebbia. Sull’albero maestro la
vedetta scruta col cannocchiale l’orizzonte incerto.
Lanciano parole nel vuoto e con gli echi di risposta
tracciano mappe, traiettorie d’approdi ad isole,
sistemi planetari.Com’è facile cadere nella
retorica! Non è questo che si vuole.
Vogliamo poche parole, scarne, scavate, incise
nel silenzio, perciò significanti.5.12.03

Senza Pause

Non dà tregua il tempo, il presente, con i suoi
tremendi sviluppi, è incombente.Non permette
pause di riflessioni, impone forse scelte non
adeguatamente ragionate, si sta da una parte
o dall’altra.Troppe questioni, tutte rilevanti, si
accavallano: la guerra, l’Europa, la giustizia,
l’informazione.Anche nel caso si limiti l’attenzione
solo alle prime due, queste costituiscono un peso
 eccessivo per chi voglia mantenere una coscienza
critica e tenti di informarsi ed interrogarsi per tal fine
 mentre svolge le funzioni legate al suo ruolo sociale.
Forse bisogna recuperare un po’ di leggerezza, nel
senso che l’individuo, cosciente delle sue esigue
possibilità di inferire sulla società, possa in qualche
modo appagare il bisogno di realizzare il proprio progetto
di vita adempiendo, almeno nel suo piccolo, il destino
d’esistere in coerenza. Ci si sente a volte salvatori, forse
da utopistici si è così, ma nella nostra costituzione di
uomini siamo nati liberi, ognuno solo con una coscienza
 personale; ed ognuno, forse, deve provvedere vivendo
prima di tutto alla propria liberazione.Tale prospettiva
è solo una proiezione delle infinite facce del cristallo
in cui si può percepire il mondo, in lotta sempre con
quell’idea arbitraria e impotente di volere - dovere aver
la presunzione di cambiare il mondo.Come elettrone
che fugge e ritorna nella sfera dell’atomo tra sociale
e individuo si gioca l’esistenza, si trae l’impeto che dà
voce alla poesia e l’umiltà della preghiera che parla a
lle stelle.2.12.03